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Sinistra italiana troppo coerente

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6 aprile 2011

Egregio Direttore,
 
mi ricordo che la sinistra italiana, prima della caduta del muro di Berlino, sosteneva con
forza l’Europa dei popoli, ed il conseguente abbattimento di ogni barriera, di ogni confine che
impedisse la libera circolazione delle persone. Mi ricordo inoltre che, sempre in quegli anni,
la sinistra italiana difendeva le condizioni economiche dei lavoratori, i salari, i diritti
delle classi meno abbienti: non era improbabile vederla impegnata alla guida o nel sostegno di
scioperi, magari per ventimila lire di aumento ai metalmeccanici. In quel tempo non vi era
contraddizione, fra l’impegno nell’abbattere confini e la difesa dei salari: il primo proposito
era del tutto teorico, e mai avrebbe immaginato, la sinistra, che sarebbe accaduto davvero.
 
L’Europa del Capitale, dal canto suo e per altri fini, progettava qualcosa di analogo, sicchè
intorno al 1985 si gettarono le basi per l’accordo di Schengen, accordo con cui si voleva
eliminare progressivamente i controlli alle frontiere, in modo da introdurre un regime di
libera circolazione delle persone, sia fra stati firmatari, sia per gli stati comunitari e
paesi terzi. In un certo senso è come se le poche famiglie che detenevano il potere economico,
in Italia ed in Europa, avessero risposto alle aspettative della sinistra: " Volevate l’abbattimento
dei confini? Eccovi serviti!"
 
La sinistra, quindi, non ha sollevato alcuna obiezione efficace all’accordo di Schengen, né
avrebbe potuto farlo senza contraddire i suoi stessi propositi: questione di coerenza.
 
La sinistra ha perciò sottovalutato l’importanza dell’evento, e non ha calcolato (o forse lo ha
fatto) gli effetti collaterali derivanti dall’applicazione dell’accordo, né ha capito che l’accordo
sarebbe stato pioniere per il fenomeno ben più esteso della globalizzazione, con quello che ne
consegue : la delocalizzazione delle attività produttive, l’immigrazione massiccia di
forza-lavoro dai paesi poveri.
 
La sinistra italiana, negli anni successivi alla caduta dell’Unione Sovietica, ha continuato a
sostenere la linea politica anzidetta, per coerenza con quanto aveva precedentemente sostenuto.
Nel frattempo però il mondo del lavoro cambiava radicalmente: gli imprenditori non si
lasciavano sfuggire le opportunità offerte dalla globalizzazione, e chiudevano le fabbriche in
Italia per riaprirle in un altro paese comunitario o extra, quindi quegli stessi metalmeccanici
che prima scioperavano per ventimila lire di aumento salariale, poi perdevano l’intero
stipendio. Inoltre, l’immigrazione di persone da paesi poveri verso l’Italia ha prodotto un
fenomeno che potrei definire "guerra tra poveri", nel senso che le poche attività produttive
rimaste erano contese, i posti di lavoro erano ricercati sia dai lavoratori italiani
(licenziati, disoccupati, cassintegrati.) e sia dai nuovi lavoratori immigrati. La competizione
fra poveri, inutile a dirsi, la vince chi fa l’offerta migliore, cioè colui che è disponibile
ad accettare il posto di lavoro per uno salario più basso e con condizioni di lavoro peggiori,
il più disperato insomma: l’immigrato. Pertanto, gli stessi metalmeccanici che prima scendevano
in piazza per scioperare, fianco a fianco con la sinistra italiana, per ventimila lire di
aumento, poi perdevano l’intero stipendio e non avevano alcuna possibilità di trovare altro
lavoro, a meno di non accettare condizioni di lavoro che solo chi vive sotto i ponti può
reggere.
 
Mi chiedo a cosa sia valso, per un metalmeccanico, sfilare sottobraccio a qualcuno per
ventimila lire, se poi questi non hanno saputo proteggere l’ammontare dell’intero stipendio ed
anzi, ha assecondato i meccanismi che hanno ridotto in rovina quel metalmeccanico. E la
sinistra italiana ha seguitato, e tuttora continua a sostenere la scelta delle famiglie del
grande Capitale, e per coerenza con le proprie idee iniziali continua tutt’oggi a promuovere e
sostenere l’immigrazione, continua a fare il gioco del capitalismo, ritenendo che sia il
proprio gioco. L’Italia di oggi è profondamente divisa, per effetto della globalizzazione: chi
era ricco è divenuto molto più ricco, perché si arricchisce sia in patria e sia fuori, mentre
chi era povero è divenuto molto più povero, perché deve competere con chi arriva già povero.
Iniquità, invece di equità: non è certo questo il modello sociale caro alla sinistra, eppure,
una scelta sbagliata della sinistra lo ha prodotto o non lo ha ostacolato. Secondo me uno
sbaglio grave, molto grave, ma ciò che è ancor più grave è il fatto che, se la sinistra
continuerà a restare caparbiamente sulle proprie posizioni politiche di sostegno al meccanismo
perverso, il danno permarrà ed anzi, peggiorerà progressivamente. La coerenza della sinistra :
virtù apprezzabile, certo, ma quando la coerenza è riferita ad un errore si chiama
cocciutaggine. I lavoratori italiani hanno pagato a caro prezzo la testardaggine della
sinistra, e continuano a pagarla, ma l’aspetto più assurdo è che la stessa sinistra lo sta
pagando, in termini di consenso elettorale. Oggi la sinistra sfila sottobraccio ai pochi
lavoratori italiani rimasti, per esempio gli insegnanti, per venti euro di aumento, ma quando
anche quelli saranno licenziati o saranno in competizione con altri disperati, la sinistra non
avrà più elettori, quindi si estinguerà. Ora mi chiedo, se una scelta, sebbene ideologicamente
corretta, porta all’estinzione di un’intera area politica ed alla rovina sociale dei suoi
sostenitori, non sarebbe il caso di rivedere quella scelta? O dolce sinistra, la vuoi piantare
di farti e farci del male?
 
Cordiali saluti.
Silvano Madasi

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