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Solo i governi impopolari hanno paura dei referendum

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3 giugno 2011

Egregio Direttore,
solo i governi che sanno di essere divenuti impopolari hanno paura dei Referendum. Così in passato è avvenuto con Craxi, che invitava gli Italiani ad “andare al mare” anzichè a votare: fu l’inizio della sua fine. Io allora, socialista alla Nenni o alla Pertini , non gli diedi retta ed andai a votare, perchè ritenni (e ritengo tuttora) che il voto ai Referendum siano le sole armi rimaste nelle mani degli elettori per dire ai governanti come la pensano su certe leggi che essi hanno confezionato su misura più per se stessi che per il popolo, al cui bene dicono sempre di essere interessati. In altre parole i Referendum sono l’unico mezzo con cui la volontà popolare può esprimersi, a dispetto dell’alterigia, della tracotanza e della prevaricazione di certi governi che con leggi impopolari vorrebbero metterla a tacere. Sono quindi un “dispositivo di sicurezza” e di “controllo” dell’operato dei Governi in carica nelle mani di tutti i Cittadini, che permette loro di esprimersi su certi temi importanti per la vita di tutta la Nazione e lanciare un avvertimento ai governanti, di qualsiasi colore essi siano. Costituiscono quindi un’arma di “democrazia diretta” alla quale nessuno dovrebbe rinunciare.
Purtroppo i nostri Padri Costituenti previdero allora solo la possibilità di Referendum “abrogativi” e non “propositivi”, e successivamente con la legge 352/70 fu richiesta la necessità di ben mezzo milione di firme, o di cinque Consigli Regionali, per poter indire un Referendum. Inoltre fu stabilito che il risultato della consultazione risulti valido solo se alla votazione partecipa almeno il 50% + 1 degli elettori (il cosiddetto “quorum”). Tutto ciò probabilmente per sottolineare la preminenza del Governo e del Parlamento, trovandoci in un sistema di “democrazia parlamentare”, quindi per limitare la intromissione del popolo nella funzione legislativa (ritenuto forse a quei tempi ancora immaturo e impreparato a tale compito). Oggi però la situazione è profondamente cambiata: l’elettorato è più maturo, l’informazione è migliorata (anche se spesso artatamente alterata), e chiunque abbia un po’ di sale in zucca può farsi un’opinione autonoma e indipendente (se non viziata da appartenenze politiche) su molti argomenti.
Perciò, a mio modesto avviso, anche l’istituto referendario andrebbe aggiornato con una legge costituzionale che preveda meccanismi meno complicati e farraginosi di quelli attuali, ad esempio: 1) ridurre il numero di firme richieste per proporre un Referendum (a 50 o 100mila al massimo); 2) consentire Referendum non solo “abrogativi” ma anche “propositivi”, per far sentire direttamente la voce e le richieste del popolo ai governanti (il che avrebbe anche una funzione “orientativa” sui Governi, in quanto oltre che evitare il varo di leggi o norme non volute dalla maggioranza dei Cittadini potrebbe anche sollecitare la promulgazione di leggi di interesse generale che altrimenti non farebbero) senza peraltro togliere nulla alle prerogative del Parlamento; 3) rendere validi i Referendum con qualsiasi numero di votanti, cioè togliere il “quorum” (prendiamo esempio dalla vicina Confederazione Elvetica, dove si indicono spesso Referendum anche per questioni marginali o locali che interessano solo “minoranze” di Cittadini – ma anche le “minoranze” in un paese civile hanno il diritto di essere rispettate e sentite-), in modo che tutti oltre al “diritto” sentano anche il “dovere” di esprimersi col voto referendario. In tal modo sarà peggio per coloro che col loro silenzio permetteranno o meno che passino certe leggi gradite solo a pochi furbi, che interpretano il potere loro conferito dagli elettori in senso autoritario in barba e ai danni della stragrande maggioranza dei Cittadini (spesso anche di molti che in buona fede ingenuamente col loro voto li hanno mandati al Governo).
Queste tre cose chiederei al prossimo Governo, e – perchè no?- anche a quello attualmente in carica, invece di proporre la modifica di certi articoli della Costituzione che nessuno gli chiede perchè ritiene che vadano bene così come sono (o vogliamo cambiare per dire che la Repubblica Italiana non è democratica e non è fondata sul lavoro ma sulla disoccupazione?).
Se dunque i Referendum sono uno strumento democratico di chiara espressione della volontà popolare, non lasciamoceli scippare con l’invito all’astensione (per evitare il raggiungimento del “quorum”) che purtroppo proviene da certe parti politiche (che evidentemente molto democratiche non sono), ma riappropriamoci almeno di quel piccolo spazio di democrazia che ancora ci è rimasto ed ANDIAMO TUTTI A VOTARE, indipendentemente se siamo di destra, di sinistra o di Centro, per esprimere democraticamente il nostro pensiero su questioni che di poco conto non sono ed interessano il presente e il futuro della nostra Nazione.
Grazie per l’ospitalità 

Giovanni Dotti

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