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Sperequazione e debiti

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25 novembre 2012

Egregio direttore,
Mentre si svolgono le primarie del PD, ancora il solito Berlusconi si mette in mostra, non accettando che io media si occupino delle primarie PD e non della sua augusta persone e dalle decisioni del giorno che contraddicono quelle del giorno precedente.
Non risulta nulla di chiaro, né esistono elementi chiarificatori; la scena è dominata dalla confusione generale dove gli interessi di bottega prevalgono sui programmi utili per l’intera nazione.
Manca il supporto ideologico della politica, crollato insieme ai presupposti che ne hanno determinato l’affermazione e la decadenza.
Nel 1989 iniziò il crollo del muro di Berlino, che travolse il comunismo; fu la fine della guerra fredda che vide il capitalismo occidentale vittorioso sul sistema economico socialista; perché non fu l’Occidente che sconfisse l’URSS, ma il sistema capitalistico che scardinò il socialismo reale, dimostrandone le manchevolezze che non sono riuscite a promuovere condizioni migliori di vita.
Nel 2008 è scoppiata in tutto l’Occidente una crisi economica che ha segnato la sconfitta del capitalismo, perché l’Occidente si era illuso di avere vinto una scommessa con la Storia e di essere rimasto il solo competitor. Ma l’Occidente, con il capitalismo, non aveva vinto nello scontro frontale con l’URSS; a vincere non fu il migliore, ma il più forte, perché gli USA riuscirono a spostare lo scontro dal terreno ideologico a quello economico e finanziario. Il capitalismo dimostrò di essere più forte del socialismo reale e si illuse di possedere le chiavi della verità, della democrazia, del liberismo, al punto da ritenersi in obbligo morale di “esportare” nel resto del pianeta i propri valori e imporli anche con la forza.
Fu il momento della globalizzazione dei mercati che avrebbe favorito proprio il più forte ma l’Occidente non seppe analizzare correttamente la condizione planetaria, così dimostrarono di essere più forti nazioni non tenute nella giusta considerazione come la Cina, il Brasile, l’India e la Corea.
L’errore di fondo dell’Occidente è stato quello di non aver nemmeno pensato a creare un circuito di sviluppo, fermandosi a valutare solamente lo scopo finanziario, inventando una finanza creativa in grado di produrre arricchimento senza la fastidiosa incombenza di generare lavoro, concorrenza, ricerca, sviluppo.
L’Italia è la nazione che sta peggio di (quasi) tutte le nazioni Occidentali, a causa di governi che hanno esaltato i privilegi alle fasce più opulente della nazione, mortificando la maggioranza che viveva di lavoro e di risparmio. La condizione italiana appare senza vie di uscita, perché manca il decisionismo di cercare nell’equità il valore collante della nazione.
Il patrimonio globale della nazione si aggira sui 10.000 miliardi di euro, quindi con un patrimonio individuale, compresi i lattanti, di circa 170.000 euro, cosicché una famiglia di quattro persone possiederebbe la bellezza di 170.000 x 4 = 680.000 euro; sappiamo benissimo che non è così, in quanto il 20% della popolazione, (12.000.000 di abitanti) possiede il 70% del patrimonio globale, pari a 7.000 miliardi di euro, corrispondenti ad un patrimonio individuale di 583.000 euro, cosicché una famiglia di quattro persone possiederebbe 2.332.000 euro, mentre al restante 30% della popolazione rimangono 3.000 miliardi per 48.000.000 di abitanti, con un patrimonio individuale di 62.000 euro.
La sperequazione diventa fin troppo appariscente, ma diventa ancora più grave quando si va ad analizzare il debito pubblico, diventato fuori misura, con quasi 2.000 miliardi di debito sovrano, in buona parte finito nelle casse di quel 20% di classe opulenta che si dedica all’evasione fiscale, non disdegna la corruzione, le tangenti, le turbative d’asta, l’esportazione di capitali all’estero, il tutto mentre gode delle sanatorie, dei condoni e degli scudi fiscali che un governo interessato e compiacente ha provveduto a elargire per ottenere in cambio fiducia e voti per proseguire in questo mattatoio finanziario.
La ciliegina sulla torta sta proprio in questo enorme debito sovrano che è diventato la sola condizione che unifica gli italiani, perché di quel debito siamo indistintamente tutti titolari e ad uguale proporzione, con 33.000 a testa: uguali di fronte ai debiti, discriminati di fronte al patrimonio.

Rosario Amico Roxas

Rosario Amico Roxas

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