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Sproloquio

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8 novembre 2008

Egr. direttore,
è scoraggiante, non impareremo mai.

Siamo un popolo di furbi e polemici, non di intelligenti e propositivi. Non siamo capaci di correttezza e di apprendimento, arriviamo al massimo al “politicamente corretto”. Ci vantiamo di una tradizione millenaria come se fosse un merito, e siamo capaci di offenderci se dal Cairo ci ….. prendono in giro come nuovi arrivati nel mondo civile. Per decenni ci siamo sentiti importanti come paese di poeti e navigatori. Se però si dimostrasse vero che Colombo era Spagnolo (o forse Portoghese?) non ci resterebbe molto nemmeno qui. Sembra che siamo bravissimi solo nel non vedere oltre la punta del nostro naso, al punto che viene il sospetto che Colui abbia inventato l’esempio della pagliuzza e della trave proprio pensando a noi Italiani.

Anch’io mi accorgo, per quanto non voglia ammetterlo, di cadere nei vizi nazionali. Nel fare l’elogio della correttezza dello sconfitto ho usato la parola “trombato” che è proprio la visione italica della sconfitta. Quando parliamo della correttezza di uno straniero, ne approfittiamo per ricordare che i nostri nemici sono stati scorretti. Altro vizio nostro: non siamo sportivi, siamo tifosi, pensiamo agli avversari come nemici e in questi casi la nostra guida morale ser Niccolò.

Abbiamo troppe certezze, perciò guardiamo agli altri con sufficienza e non impariamo mai. Eventualmente passiamo all’estremo opposto: siamo bravissimi ad autodenigrarci ed a scodinzolare (esistono termini più efficaci per questo concetto, ma li lascio perdere) quando pensiamo che altri siano più forti.

Le nostre certezze non vacillano mai, o almeno non siamo disposti ad ammetterlo, siamo più portati a negare, negare sempre, soprattutto l’evidenza.

Parliamo sempre di politica, in questi giorni poi ai soliti argomenti si sono aggiunte le elezioni USA, e non credo che ne abbiamo capito molto. (Parlo per me, che nessuno si offenda)

L’inghippo è nel fatto che pensiamo di interpretare anche questi fatti secondo le nostre inattaccabili convinzioni.

Ad esempio siamo convinti che:
Repubblicano = conservatore = retrogrado
Democratico = progressista = proiettato al futuro
Le mie certezze politiche sono finite in pezzi tanti anni fa, forse prima ancora di nascere, quando ho scoperto che Abramo Lincoln era Repubblicano, ovvero “conservatore”.

Adesso che rileggo mi rendo conto di quanto sia stato noioso. Al direttore, buon giudice, la sentenza: valeva la pena di scrivere?

Domanda sbagliata. Quella giusta, restando in argomento, è: vale la pena di leggere uno sproloquio che non va da nessuna parte? Darà da riflettere ad almeno un paio di persone, oltre a me?

Con i miei migliori saluti

Alberto Gelosia

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