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Stop al terrorismo psicologico (ed ora anche reale) sulla Brexit

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Stop al terrorismo psicologico (ed ora anche reale) sulla Brexit
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23 giugno 2016

Sinceramente avevo pensato di scrivere queste riflessioni prima dell’omicidio della deputata J. Cox. Sull’evento tragico mi limiterò a dire che sarò anche un complottista patologico, ma non si può non notare come la poveretta sia stata la vittima ideale di un omicidio commesso, con un tempismo straordinario, dal “solito” fanatico (come fanatici erano gli assassini di Lincoln, dei fratelli Kennedy, di M.L. King, di John Lennon, ecc.), nel momento in cui tutti i sondaggi davano la “brexit” in vantaggio.
La questione originaria era però che, malgrado i sudditi di “sua maestà” abbiamo almeno il diritto/possibilità di votare su certe tematiche (a differenza di noi italiani, che continueremo a vederci negata tale possibilità, anche con le inutili “riforme” renziane), esattamente come in occasione del referendum sull’indipendenza della Scozia, ed altri appuntamenti politici/elettorali più in generale, si assiste ad un vera e propria campagna che rasenta il “terrorismo psicologico”, orchestrata da uno stuolo di politici, manager ed economisti, personaggi pubblici del mondo dello sport e dello spettacolo, che gridano al caos, all’instabilità, alla povertà ed alla recessione, ecc., ecc., in caso di un risultato favorevole al quesito.
Ora io vorrei riscontrare le opinioni di tali personaggi, sia inglesi che europei, in primis ricordando loro che è dalla fine della guerra fredda che ci raccontano come l’Europa unità sarà una conquista, l’Euro un’opportunità, l’immigrazione una risorsa, e così via. Anzi, i medesimi illuminati, con una perfetta concezione “in divenire” della storia, ci hanno sempre raccontato che in futuro avremo vissuto in un mondo sicuramente migliore, con più diritti, opportunità, benessere, sicurezza, servizi e addirittura con un ambiente migliore e meno inquinato.
Invece a me sembra invece che stia avvenendo l’esatto contrario. Nelle relazioni internazionali sono aumentate crisi ed instabilità, non solo ai confini dell’Europa, come in Africa centro-settentrionale ed in Medio Oriente, ma anche dentro l’Europa stessa (vedi Balcani e Ucraina). Sul piano socio-economico crescono precariato, disoccupazione e povertà, e comunque diminuisce in generale il potere d’acquisto delle famiglie, dei lavoratori e dei pensionati, mentre contestualmente scende la qualità ed aumentano i costi dei servizi sociali, sanitari, educativi, e soprattutto i diritti acquisiti dai lavoratori dipendenti dopo decenni (se non secoli) di dure lotte, vengono progressivamente smantellati con la complicità di Governi che si definiscono pure di “sinistra”, ma che in realtà sono assolutamente assoggettati ai desiderata di quei potentati economico-finanziari, che stanno orchestrando il processo di “globalizzazione” a loro uso e consumo. Vedi l’attuale Governo Renzi, Hollande in Francia (ma almeno loro reagiscono…), nonché il finto “rivoluzionario” Tsipras in Grecia (quello “vero” era probabilmente Varoufakis). Insomma la realtà conferma che si sta andando verso un modello di società per così dire a “piramide”, caratterizzata dalla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, dalla progressiva erosione della “classe media”, e dall’ampliamento di una base costituita da lavoratori per lo più precari, consumatori di prodotti standardizzati di qualità mediocre, destinati a vivere nel debito, sia per soddisfare esigenze primarie, quali la casa, che esigenze indotte dal marketing.
Tanto per rimanere in Italia, non si può fare a meno di notare che l’ultimo boom economico risale proprio ai tanto criticati anni 80’, anni nei quali sarà anche esploso il debito pubblico, ma contestualmente è raddoppiato anche il PIL. Allora, piaccia o non piaccia, la ricchezza circolava, una famiglia normale poteva permettersi di avere e crescere dei figli, farsi una casa dignitosa, fare vacanze decenti, ecc.. Se qualcuno voleva, c’era anche lo spazio per avviare una piccola attività commerciale e/o artigianale con buone prospettive.
Quindi, in conclusione, pur essendo in linea di principio favorevole ad una “Confederazione Europea” che faccia bene quattro cose essenziali: politica estera, difesa, politiche macro-economiche e monetarie, grandi infrastrutture strategiche, non capisco come si possa elogiare e difendere dogmaticamente questa entità chiamata ue che proprio su questi compiti ha collezionato disastri inenarrabili, e mai ammettere determinate responsabilità e farsi un esame di coscienza sul perché delle evidenti forme di rigetto che stanno emergendo viepiù.
Ringraziando comunque per l’attenzione, porgo cordiali saluti,
Giuliano Guerrieri

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