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“Su ciò su cui il popolo ha deciso si deve tacere”

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2 dicembre 2009

Caro direttore,
il signor Gelosia non deve avere una grande opinione su di me, se mi crede capace di tanta vanesia arroganza da “giudicare la volontà del popolo” e addirittura di “tentare di imbavagliarla”.

Me ne dispiace e vorrei dire che egli ha male inteso, o che mi sono proprio spiegato male, con la mia lettera e con i riferimenti a Socrate e a Gesù/Barabba, casi di pronunciamenti popolari che non sono passati alla storia come esempi inappuntabili.

Ma la questione di fondo è un’altra. E’ ovvio che non si giudica il popolo, semplicemente si discutono le opinioni, nei paesi liberi. La differenza tra giudicare e discutere è grande e non devo spiegarla: diciamo solo che chi giudica sta al di sopra, chi discute si ritiene alla pari. Non per niente ci diciamo con-cittadini, dopo l’89. Perciò si parla di opinione PUBBLICA e ci sono rubriche come questa: perché non c’è "IL POPOLO" che esprime UNA SOLA opinione, ma ci sono dei cittadini che ne hanno tante.
Su domande semplificate, tipo aut-aut, le diverse opinioni convergono e si aggregano, da una parte e dall’altra e, nel caso Svizzero, si sono divise quasi a metà. A maggior ragione se ne discute e lo abbiamo fatto in tanti.

Alla fine però l’obiezione che presenta il mio detrattore mi pare sia questa: “su ciò di cui il popolo ha deciso si deve tacere”. Questa sentenza, che pare una parodia della celeberrima conclusione del Tractatus, non giunge nuova.
Basta leggere sulla Padania le risposte a chi critica la linea anti-immigrazione della Lega: non ci si scomoda molto a discutere nel merito, basta dire che “lo vuole la gente”, la cui volontà è “chiara e univoca” (anche nel caso svizzero dove le opinioni stanno quasi alla pari!).
Non voglio citare poi il caso del nostro Premier (l’unto dal popolo), aduso da anni a mettere il consenso popolare davanti a tutto. Sono discussioni già fatte, ma non c’è peggior sordo…
Saluti cordiali

Roberto Caielli

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