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Su Craxi una riflessione storica

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18 ottobre 2007

Egr. Direttore,
tra tutte le lettere arrivate sulla questione Craxi, condivido quella di un avversario leale come il signor Dantani. Trascurerei invece chi, dopo la morte, conserva verso l’on. Craxi lo stesso livore espresso con le monetine lanciategli davanti all’hotel Rapahel di Roma. Eppure la storia, anche recente, ci dimostra che i Partiti non vivono con le sottoscrizioni.
Ma il punto è un altro, e mi riferisco ai contenuti politici espressi dal signor Dantani. Egli, che si definisce della Sinistra operaista, ha colto nel segno, ha evidenziato come le intuizioni politiche del segretario del Psi sono state oggi assunte dai Nuovi del Pidì, un Premier con pieni poteri e la flessibilità nel mercato del lavoro.
Perchè, allora, tanta paura ad ammetterlo: Craxi è stato un grande uomo politico. Le sue idee sono oggi attuali, a distanza di vent’anni.
Egli, come molti, ha fatto degli errori, ne ha pagato le conseguenze con la morte. Infatti, come hanno scritto molti giornalisti nei giorni successivi alla sua scomparsa, Craxi se si fosse fatto operare in Italia avrebbe vissuto più a lungo, non molto perchè la malattia era grave. Ha però fatto una scelta, non si è voluto consegnare alla magistratura italiana: giusto o sbagliato, lo riperto, ha pagato con la vita.

Distinti saluti

CARLO FASSUNI Varese

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