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Sui funerali di Arrigoni

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28 aprile 2011

Egregio direttore,
Dopo essere stato paradossalmente trucidato dai suoi amici palestinesi a cui aveva donato la vita, Vittorio Arrigoni, anche da morto, ha dovuto subire l’ennesima onta. Ateo e comunista dichiarato, nemico di ogni chiesa e di ogni Dio, ha dovuto controvoglia “subire” l’estremo saluto sotto forma di funerale cattolico. Chissà se i sacerdoti che hanno celebrato le esequie si saranno resi conto, non solo di aver irritato gli amici integralisti islamici di Hamas presenti alla cerimonia che consideravano Arrigoni un loro fratello, ma soprattutto di aver “violentato” la sua volontà laica e irreligiosa. I preti che hanno concelebrato la funzione funebre, dovrebbero spiegare all’opinione pubblica, quali grazie sarebbero dovuto scendere dal cielo nel benedire una salma che in vita non ha mai messo un piede in chiesa. E come non definire bestemmie le parole di Mons. Hilarion Capucci che ha testualmente asserito “Vittorio è stato un difensore di questo gregge. È morto come Cristo per un popolo maltrattato. È un martire, un eroe, un santo di questo popolo”? Ma il Vescovo di Gerusalemme, è a conoscenza che Gesù Cristo, a differenza del collaboratore di Hamas non era antisemita, non definiva gli ebrei demoni sionisti, oppressori ed affamatori di popoli, non aiutava formazioni armate e soprattutto amava tutti indistintamente? Inoltre, il blasfemo vescovo filo palestinese, non sapeva che Gesù Cristo salì volontariamente sulla croce anche se da figlio di Dio avrebbe potuto evitarlo? Se la cattolicità sta perdendo fedeli, è fondamentalmente “grazie” a questa nuova generazione di preti che preferisce darsi alle opere umanitarie e alla politica, anziché annunciare la vera dottrina al popolo di Dio.

Gianni Toffali Verona

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