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Sul debito pubblico e sulla finanza

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18 novembre 2012

Egregio Direttore,
   si paragona spesso la Nazione ad una grande famiglia, il cui bilancio deve necessariamente essere sempre in pareggio e senza debiti, anzi possibilmente con qualche risparmio da parte.  Ma, a quanto pare, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, non è proprio così.  In presenza di un debito pubblico enorme i nostri governanti sia statali (compresi i super-economisti dell’attuale “governo tecnico”) che regionali continuano imperterriti a spendere e spandere in varia maniera, dai superstipendi e benefit vari dei politici e dei superdirigenti pubblici  alle auto blu, dai finanziamenti favolosi alla politica (camuffati come rimborsi elettorali, anche se già cancellati da un referendum popolare) ad opere pubbliche faraoniche e di dubbia utilità (vedesi la pervicacia nel  perseguire il progetto della TAV Torino-Lione, l’edificazione a Milano del grattacielo “Pirellone-bis” per la gloria del “Celeste”, la costruzione di nuovi Ospedali a Bergamo e rifacimento di altri, come a Varese, e le tante opere inutili ma costosissime disseminate lungo tutta la penisola). 
Mi chiedo: ma in un periodo di crisi come l’attuale, in cui si operano tagli in numerosi settori soprattutto a discapito delle fasce sociali medio-basse, che bisogno c’è di incrementare così tanto la spesa pubblica, continuando ad aumentare il già grande DEBITO PUBBLICO (perché, nonostante i corposi tagli in tanti settori, questo si è ulteriormente incrementato col governo dei proff. supereconomisti).  Siamo diventati tutti Keynesiani, pur senza un soldo ma solo coi debiti in tasca? O non piuttosto dei Robin Hood all’incontrario, togliere ai poveri per dare ai ricchi?
Una risposta ho cercato di darmela: non sarà forse che il DEBITO PUBBLICO, col quale abbiamo convissuto tranquillamente e senza clamore per decenni, ed il nuovo spauracchio dello SPREAD servano solo ad intimorirci per farci stringere la cinghia a vantaggio dell’alta finanza speculativa e di tanti altri soggetti (medi e piccoli investitori, ma anche piccoli risparmiatori) che sul debito ci lucrano e ci vivacchiano senza troppa fatica?  Perché nessuno dei nostri governanti si preoccupa di fermarlo?  Ma perché mantenendo alti il debito e lo spread si mantengono alti gli interessi sui nostri titoli di Stato, ed una miriade di investitori esteri e nostrani ne traggono profitto!  Questa, a mio avviso, è la vera chiave di lettura di tutto ciò, ne consegue  l’aumento delle rendite finanziarie a discapito delle rendite da lavoro, queste ultime sempre più tartassate da tasse e balzelli.  E’ il trionfo della Finanza speculativa, quella “cattiva” per intenderci, su quella “buona” che opera sul mercato a favore del lavoro e dell’occupazione.  Ne abbiamo sentore ogni giorno: le Banche non concedono quasi più prestiti alle aziende in difficoltà ed ai privati ma preferiscono  investire in prodotti finanziari (a tassi d’interesse sostanziosi) senza alcun rischio e con guadagni certi il denaro acquistato a basso costo (1% d’interesse) dalla B.C.E. (una vergognosa partita di giro!). E le imprese italiane per sopravvivere o per avere più larghi profitti “delocalizzano” le produzioni creando disoccupazione e miseria nei ceti sociali più deboli (quelli del lavoro dipendente).
E la politica cosa ci sta a fare? Sta alla finestra limitandosi a guardare quello che sta avvenendo in quasi tutta Europa: la continua spremitura dei ceti sociali che vivono del proprio lavoro a vantaggio della speculazione finanziaria.  Forse perché non è proprio disinteressata, ed anch’essa partecipa allegramente al banchetto, incurante del debito e dello spread!
Rassegnamoci allora, e non lasciamoci spaventare. Teniamoci pure questo enorme debito pubblico, che continua ad essere un’ottima fonte di reddito per molti, finanzieri d’assalto, banche  e risparmiatori.  Così vuole la politica!
Varese, 18 novembre 2012                                    

Giovanni Dotti

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