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Sul digitale terrestre

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23 gennaio 2009

Egregio Direttore,

un argomento che tiene in attesa milioni di italiani
amanti della televisione è l’argomento del digitale terrestre.
Nel 2008 la Sardegna ha effettuato uno switch-off del segnale analogico, in pratica lo spegnimento dei trasmettitori in tecnologia analogica e l’accensione di quelli digitali.
Questa operazione significa che se l’utente non possiede il decoder digitale (DVBT) non potrà più ricevere le trasmissioni televisive.
Se lasciamo da parte un attimo il risvolto politico-monopolistico, voglio segnalare che come l’alta velocità, i governi italiani hanno speso una cifra enorme per questo progetto, che come di solito succede, il riscontro si può definire come spesi 100 risultato 40.
Vorrei segnalare questo aspetto tecnico.
Per la ricezione del digitale terrestre, se l’antenna non è ben installata oppure il segnale di arrivo è debole, per natura del segnale digitale la visione di questo segnale risulterà non intellegibile, a scatti, ti tipo a mosaico, mentre con il segnale analogico, si poteva guardare seppure con un pò di effetto neve.
Un’altro aspetto da segnalare e che il ministero preposto o chi per esso si è orientato per trasmettere il segnale via radio attraverso le antenne e non via cavo magari in fibra ottica, questo ha vanificato il profilo dell’innovazione tecnologica, tanto che tutti i milioni di antenne che vediamo piazzate in ogni posto a deturpare paesaggio e
creare enormi problemi, saranno sempre al loro posto e sempre più numerose.
Io avrei optato per la trasmissione del segnale via cavo, in questo modo il segnale sarebbe stato impeccabile ma cosa importantissima non avremmo visto più nessuna antenna sui tetti, nessun problema di ricezione, nessun problema con i condomini.
Grazie dell’attenzione.

Felice Ferrazza - Gallarate

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