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Sul referendum costituzionale informazione, non propaganda

Costituzione italiana
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27 giugno 2016

Gentile direttore,

lo scorso 2 giugno l’Amministrazione comunale di Induno Olona e Anpi hanno organizzato un incontro sulla riforma costituzionale, tenuto dall’avvocato Riccardo Conte. L’esposizione è stata imparziale, chiara e dettagliata, sforzandosi l’oratore di evidenziare, con la sua consueta chiarezza ed efficacia, (da anni Conte viene invitato a Induno a parlare della nostra Carta fondamentale) i pro e i contro della riforma Renzi-Boschi, sulla quale il popolo italiano sarà chiamato a pronunciarsi con un referendum confermativo il prossimo mese di ottobre.

Per quanto mi riguarda sono uscito dalla conferenza avendo pienamente maturato la convinzione di impegnarmi nel comitato per il “SI” alla riforma costituzionale; le ragioni del “NO”, così come emerse in quell’incontro, sono infatti a mio avviso assai limitate rispetto ai vantaggi che la riforma porterebbe, e che pure sono stati esposti in quella sede.

I tecnicismi relativi ad aspetti perfettibili del testo non devono a mio avviso inficiare nella percezione popolare la portata profondamente incisiva della riforma Renzi-Boschi, riforma che dopo settant’anni ha il merito di proporre un superamento di quel bicameralismo perfetto che ha dimostrato – nello specifico scenario italiano – tutta la sua inadeguatezza ai tempi presenti. Oggi è indispensabile una velocità di decisione e di reazione alle circostanze che i Padri Costituenti, settant’anni fa, non potevano certamente prevedere. Nel 1948, uscendo dal tragico ventennio della dittatura, lo scrupolo era al contrario quello di dilatare, rallentare quanto più possibile il processo di comando; ad animare lo Spirito Costituente fu quasi un desiderio di imporre lentezza nella formazione delle scelte di governo, in profonda, doverosa antitesi con il regime monocratico e irresponsabilmente decisionista che aveva retto l’Italia fino a quel momento, portandola allo sfacelo della guerra.

Oggi, settant’anni dopo, il panorama politico nazionale e mondiale è però profondamente mutato: nell’era digitale, dove tutto è in rete, il processo decisionale democratico deve essere rapido e capace di adeguarsi a situazioni in costante divenire. Oggi sono anche la reattività e l’adattabilità i valori in grado di fare la differenza. Mi pare che la riforma vada in questa direzione, cogliendo tra l’altro obiettivi che in molti sbandierano come necessari, da anni; penso all’abolizione delle province, alla diminuzione dei costi della politica, allo snellimento di alcune procedure istituzionali ormai anacronistiche e al rafforzamento delle prerogative di rappresentanza democratica della Camera dei Deputati.

Mi è spiaciuto sinceramente, piuttosto, che la giornata sia stata macchiata da un gesto del signor Emilio Vanoni che ho considerato scorretto e inopportuno, quello cioè di distribuire dei volantini che – al di là dell’assoluta rispettabilità del contenuto che riportavano – erano certamente “di parte”. Spiace anche che questi volantini, distribuiti fuori e dentro la sala, siano finiti nelle mani di ragazzi di seconda e terza media (che partecipavano all’incontro per esporre un proprio elaborato artistico sull’articolo 9 della Costituzione), messi loro in mano solo per un malinteso e controproducente gusto di protagonismo.

Alla fine della conferenza, ho avvicinato Vanoni e gli ho esposto le mie rimostranze, in modo schietto e diretto. Lui poi, in una delle sue consuete lettere diramate ai giornali, mi ha accusato per questo di essere un “antidemocratico”, facendo finta di non capire ciò che molto educatamente gli ho detto alla fine della cerimonia: io non ho certo messo in discussione la libertà democratica di espressione, bensì i modi e i tempi con cui si fa valere questo diritto. Quello non era un comizio, non un incontro di propaganda, ma una lezione neutra, centrata sul mero dettato della legge di riforma. Piegare l’occasione per avere visibilità di parte, cercando peraltro di coinvolgere in questa goffa strumentalizzazione gli organizzatori, ovvero Amministrazione Comunale e Anpi, è stata a mio avviso una grave scorrettezza.

Per quanto ci riguarda, siamo orgogliosi di avere trattato un tema “caldo”, senza paure e senza remore, favorendone la conoscenza e scegliendo di sollecitare lo spirito critico della cittadinanza: solo dalla corretta informazione può nascere una piena consapevolezza civica.

Arch. Marco Cavallin – Sindaco di Induno Olona

 

Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Finalmente qualcuno che ragiona e che argomenta in modo razionale le (molte) ragioni del SI.
    Purtroppo in questo paese andrà tutto in barbara caciara politica ed il voto sarà mischiato in un pastone unico formato da nostrani anti-UE e sfiducia al governo Renzi.