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Sulla corazzata Potemkin dovevamo prendere sul serio Fantozzi

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5 luglio 2017

Egregio direttore,

il sig. Barone scrive un’interessante e tecnicamente, filosoficamente quasi ineccepibile analisi sul tema della comicità “fantozziana”, della rischiosa opera manipolatoria che trasforma difetti in ordinaria amministrazione, che sdogana nel popolo l’abbassamento culturale alla figura interpretata. E’ vero, quando si creano dei modelli che la gente può riconoscere facilmente nel quotidiano, gli atteggiamenti più abietti e “difettosi” dell’individuo, messi in risata, diventano appunto un riderci sopra, riducendo grandemente lo slancio individuale al miglioramento, al superamento dello stereotipo. Tanto l’incapace distratto, succube degli eventi e delle seduzioni di una vita altrimenti sfasciata, tanto il capo-padrone senza scrupoli, vengono in qualche modo promossi al rango di individui comuni, implicitamente da accettare.

Tuttavia il critico sig. Barone, nella sua categorica riduzione di Paolo Villaggio ad una sorta di sabotatore anticulturale (critica simile a quelle innumerevolmente affibbiate a Mike Bongiorno), mette lui stesso un piede in fallo sottraendo al popolo il diritto di pensare e interpretare, senza nemmeno concedersi il lusso di far ridere in corso d’opera.

Ovvero, il suo limite didattico nonché suo limite di comprensione dell’irriverente satira fantozziana, è commettere lo stesso presunto errore ponendosi un gradino sopra la gente, ponendosi sopra il diritto di recepire un’opera (comica, e semplice, ma non banale) e trarne spunti positivi, trarne la risata leggera che accompagna una serata semplice, priva di grandi impegni intellettuali ma non necessariamente incapace di innescare una riflessione.

Il fatto che il sig. Barone non vada oltre un’analisi, per così dire, matematica della realtà che osserva, fatta di greggi e padroni, strumenti comunicativi manipolatori, ed altre entità solo schematicamente “correttissime”, non significa che l’opera di un sagace comico, molto avanti al suo tempo al punto di ritrarre perfettamente una condizione sociale diffusa ancora, vada cestinata o bruciata come arma di distrazione di massa.

Quello che non mancava al buon Villaggio, in realtà, oltre ad una perfetta cognizione del valore storico de La Corazzata Potëmkin, era il talento di comprendere per filo e per segno la struttura sociale del nostro Paese, i suoi difetti culturali più diffusi e le storture di un crescente sistema che avrebbe portato, salvo una forte resurrezione culturale collettiva, ad un progressivo peggioramento. Che stigmatizzava con forza, e di cui portava analisi molto più serie al di fuori della televisione.

Siamo finiti da Fantozzi al Grande Fratello, proprio per non aver preso sul serio il nostro Ugo, siamo finiti così malamente, appassiti davanti ad una comicità gretta, strappata dalla pelle del quotidiano involontario di persone identiche ai telespettatori, senza neanche più la cortina separatrice della satira.

Ed io non ero un grande fan dei suoi film, ma forse sbagliavo.

Giacomo Pagani

Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Bravo Pagani!!! La malizia non è far ridere usando i difetti dell’italiano medio….la innocenza o forse la presunzione del sig. Barone (autore di una interessante e colta lettera) è non capire che quello del ragionier Fantozzi sarebbe stato un monito per le generazioni a venire.
    Rideteci sopra, scherzateci, usate pure le mie iperboli paradossali (cit. cagata pazzesca) ma alla fine vedeteci la critica perché comunque i miei film sono sempre in agrodolce dove non ne esce una classe medio-borghese lungimirante.
    Purtroppo di Paolo Villaggio abbiamo saputo vedere solo il lato comico, almeno molti di noi….ed oggi ne paghiamo le conseguenze con un livello di sciatteria che ha raggiunto proporzioni epiche….gente che si informa su FB, tatuati in ogni dove che si credono in spiaggia di una grettezza pazzesca (per usare una iperbole fantozziana) e un pericoloso e latente spirito di protesta basato sulla folla, sulla massa e sul fatto che più urli più verrai ascoltato. Dico folla in quanto le idee ed i concetti li lasciamo sempre per qualcun altro così come la responsabilità personale.
    La corazzata Potemkin è un capolavoro…ma occorre prima di tutto avere le basi culturali per capirlo…altresì diventa una cagata pazzesca.