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Supercoppa a Pechino, i tifosi protestano

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2 agosto 2011

La Supercoppa Italiana si disputerà il 6 agosto allo stadio Olimpico (Nido di Uccello) di Pechino tra Milan e Inter dopo la stipula di un accordo con la ricca federazione cinese che versa nelle casse esose della Lega Calcio Italiana alcuni milioni di euro.
Così per la seconda volta (la prima fu nel 2009 tra Inter e Lazio con la vittoria a sorpresa dei biancocelesti) il primo trofeo stagionale si disputa lontano migliaia di chilometri dai nostri stadi per volere del marketing che vede nel paese più popoloso al mondo un’opportunità importante per far
conoscere da vicino il nostro calcio professionistico. La Cina che oltre ad avere in mano le economie di molti paesi occidentali (possiede il maggior numero di titoli di stato made in USA per fare un esempio), vuole "contare" sempre più nel dorato mondo dello sport più popolare del pianeta.
I dirigenti del nostro calcio con tale decisione hanno compiuto un ulteriore passo verso la "snazionalizzazione" delle nostre squadre considerando i tifosi-clienti italici sempre meno importanti per il loro business.
Sull’altare della globalizzazione e delle regole indirizzate al maggior profitto immediato, basato sulla finanza creativa in stile titoli sub prime che hanno creato la crisi economica del 2008 portando l’economia mondiale ad una recessione seconda solo a quella del 1929, stanno immolando senza alcuna pietà anche il basilare concetto economico di non "tradire" il proprio cliente più
fedele. Pertanto Supercoppa a Pechino con i tifosi di Milan e Inter relegati davanti alla tv con la gara che verrà giocata in uno stadio sicuramente gremito ma da spettatori interessati solo dall’evento-novità come un bimbo che si reca per la prima volta al giardino zoologico per osservare animali esotici che la
crudeltà umana ha strappato dal loro habitat naturale per rinchiuderli in spazi angusti per il dileggio di noi insensibili uomini che ci consideriamo civilizzati.
Con questa scelta nefasta si è andati oltre la mercificazione della passione del tifoso;lor signori hanno sostituito i tifosi con altri clienti(più numerosi e ricchi) semplicemente considerati più importanti in ottica presente e futura.
Non celano più i loro esosi interessi con giustificazioni più o meno banali. Ad esempio, nel 1993 la Supercoppa fu disputata a Washington tra Milan e Torino, per soddisfare la richiesta di "aiuto" del comitato organizzatore del Campionato del mondo per nazioni, che si sarebbe svolto negli Stati Uniti
l’anno successivo, preoccupato in quanto percepiva lo scarso molto da parte dei loro connazionali per uno sport come il soccer(così chiamato dagli yankees per distinguerlo dal loro amato football della NFL con il caratteristico pallone ovale e le vistose protezioni indossate dai giocatori) che trovava l’
apprezzamento e il seguito da parte dei cittadini immigrati dai paesi di lingua latina (messicani, italiani, sudamericani) o che veniva praticato in alcuni collage snobbisticamente al pari del polo o del cricket. In Italia entrambe le tifoserie organizzate fecero sentire il loro disgusto e la loro protesta per tale decisione immotivata e contraria alla tradizione non solo italiana ma anche europea , soprattutto europea (esempio più eclatante il calcio inglese che fu il primo paese ad introdurre il trofeo che vede contenderselo la vincitrice del campionato nazionale contro la vincitrice della coppa nazionale nello splendido scenario del mitico Wembley non l’attuale impianto obbrobrioso costruito sulle ceneri del centenario impianto che ospitava solo le gare della nazionale di Sua Maestà o i trofei più importanti nazionali o europei),che li vedeva espropriati della loro possibilità di sostenere la loro squadra e gioire
della conquista di un trofeo da far fare bella mostra nella bacheca e nell’albo d’oro della storia centenaria del club, senza doversi sobbarcare un viaggio intercontinentale costoso e disagiato.
Protesta espressa in vari striscioni esposti durante le amichevoli estive (su tutti due striscioni ironici: A LECCE E A NAPOLI COL CUORE ….SCUSATE SE AWASHINGTON NON CE L’ABBIAMO FATTA! GRAZIE PER LA PAGLIACCIATA DI WASINGHTON) o tempestando i centralini telefonici (non esisteva internet, tanto meno i social network) delle rispettive squadre con telefonate di protesta.
Segnali di assoluta e concreta presa di coscienza, in difesa dei propri diritti da parte dei tifosi che si consideravano , giustamente, una componente importante del calcio, che era impossibile addomesticarla agli interessi dei dirigenti delle federazioni, delle leghe, degli sponsor, ecc.
Oggi, ahi me, la protesta dei tifosi si è fatta sentire debolmente (un paio di comunicati delle due curve di Milan e Inter pubblicati sui loro siti internet in cui si critica la scelta e in cui si dichiara che non seguiranno le squadre in Cina per gli elevati costi). Si spera che la protesta si rinfocoli e si alzi
in maniera vigorosa con l’inizio del campionato associandola alla battaglia contro la vergogna delle partite disputate in orari impossibili e indecenti per soddisfare le ingorde Pay-TV.
Questa debole e flebile critica suscita il timore della perdita da parte dei giovani tifosi della voglia di rivendicare la difesa dei loro diritti e la consapevolezza di essere loro la linfa vitale del football.
Massimo "old-football" Puricelli - Legnano

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