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Tasse: sono sempre gli stessi che pagano

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8 ottobre 2007

Egregio Direttore,

negli ultimi anni di attivismo politico, ho imparato una massima sintetizzabile così: “dimmi che leggi fai, ti dirò chi sei e da che parte stai”.
Non sono avvezzo alle ideologie, né tantomeno agli slogan del momento, ma basta leggere soprattutto la gazzetta ufficiale per rendersi conto del risultato di tutte le chiacchiere o le affermazioni che i parlamentari, consiglieri regionali, sindaci fanno (mi riferisco, per essere estremamente chiaro, alla passata e alla presente legislatura).
Ultimamente, sono stati distribuiti a macchia di leopardo, agevolazioni, le solite rottamazioni, l’ultima finanziaria si avvia a licenziare sconti sui libri, sull’affitto, sconto sull’ICI, detassazione sull’IRAP, sull’IRES, e per le imprese più piccole quelle il cui fatturato annuo non superi i 30.000 euro un unica tassa del 20 per cento.
Allora mi chiedo perché ai redditi lordi da 15 mila a 26 mila euro annui è stata aumentata la tassa IRPEF dal 23 al 27 per cento?
Ogni persona che consegue un reddito dipendente paga ogni mese in busta paga le tasse come l’IRPEF (o IRE) che si somma poi alla previdenza, alla sanità, all’addizionale Comunale, all’addizionale regionale.
Se non mi sbaglio la maggioranza degli italiani ricade in questo scaglione.
Quello che mi infastidisce oltre ai soldi in meno in busta paga è il risultato politico dell’operazione.
L’ultima operazione sulle pensione ed il Welfare, denota per chi guarda da un punto di vista aritmetico e non fazioso o ideologico che a fronte di agevolare una categoria di lavoratori un’altra ne paga le spese, e che comunque sono sempre gli stessi che pagano.
Guarda caso che ultimamente, Confindustria e i Banchieri approvano.
Grazie dell’ospitalità.

Felice Ferrazza

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