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Terremotati, “solo capi griffati”

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10 aprile 2009

Caro Direttore,
 
ho appena finito di seguire , su TG5, un’intervista alla signora Letta (che poi si è saputo essere la sorella dell’On. Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, se non sbaglio), coordinatrice dei soccorsi della CRI nelle zone del terremoto abruzzese. Ebbene, sono rimasto letteralmente sconvolto per un’affermazione (anzi, era un’esortazione) fatta da questa “signora” alla giornalista: “non umiliate (sic) i terremotati inviando loro roba usata, ma solo roba nuova”. Ma si rende conto questa “signora” di cosa ha detto? Appartengo ad una generazione che (io continuo a dire per fortuna e me ne vanto) ha svolto il servizio di leva obbligatorio e (guarda caso) proprio nel 1980 (terremoto in Irpinia) ed in Friuli (colpito 5 anni prima da un sisma devastante). Si montava di guardia con 20 gradi sotto zero senza giacche a vento perché le avevamo mandate a quella povera gente di Avellino, che dormiva al freddo nelle tendopoli. Non ce le hanno mai rimandate indietro perché non piaceva loro il colore grigioverde o perché erano usate. Mi ricordo di aver piegato in una notte centinaia di coperte e caricato decine di camion che le avrebbero portate a chi aveva freddo. Nessuno le ha mai rimandate indietro perché magari puzzavano di naftalina dopo mesi passati nei magazzini della caserma. Questa “signora”, prima di parlare, colleghi la bocca al cervello ed eviti non di umiliare chi li aiuti li riceve ( probabilmente benedicendoli) ma di offendere chi li manda, che magari si priva di cose utili e care (anche se non firmate e griffate, vero “signora”?) per poter aiutare di cuore chi soffre in questo momento la perdita di tutto quello che aveva. Mi rendo conto che questo mio intervento potrebbe sembrare inutilmente polemico, proprio nella giornata in cui si celebrano i funerali delle povere vittime, ma davvero non potevo tacere di fronte ad un’uscita tanto sciagurata da parte di una persona che dovrebbe badare prima di tutto all’obiettivo primario: assicurare aiuti e protezione a chi ne ha bisogno, senza questionare se i jeans inviati da una famiglia di Varese non sono firmati Armani. O forse San Martino avrebbe dovuto dire al poverello “scusa sai, se la metà del mantello che ho tagliato con la mia spada apparteneva prima a me … non sentirti umiliato … la prossima volta te ne porto uno intero, ancora confezionato e di marca”. Secondo me, il poverello lo avrebbe preso per pazzo…

Mario Gatti

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