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Terza pista necessaria alla nostra economia? L’Università si faccia un giretto tra i capannoni

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1 agosto 2011

Egr. direttore,
chiedo ospitalità per commentare l’intervista rilasciata al quotidiano “La Provincia” del 30 luglio scorso dalla professoressa Anna Gervasoni a proposito di Terza Pista e Malpensa.

Le conclusioni cui giunge la docente della Liuc, che considera La Terza Pista “opera necessaria per lo sviluppo economico del nostro Paese”, sono a dir poco sconcertanti per la superficialità con cui affronta l’argomento e per la relativa scarsa conoscenza che dimostra di possedere.

Ci troviamo di fronte all’ennesima riproposizione dei soliti luoghi comuni (Malpensa volàno per l’economica…Malpensa porta lavoro….la terza pista ridurrà rumore e inquinamento, ecc. ecc. ) su cui politica e affari basano le loro tesi per far passare l’ennesima opera di devastazione ambientale e di speculazione economica.

Secondo la Gervasoni il ruolo che Malpensa dovrebbe ricoprire nei prossimi decenni è quello di veloce e multidirezionale vettore passeggeri, perché, come afferma la nostra professoressa “oggi le distanze non si misurano più in chilometri, ma in tempo e per vincere bisogna arrivare primi”. Giusto, peccato che la nostra docente della Liuc specializzata in Trasporti non sappia che il vero business di Malpensa non è traffico passeggieri, bensì il trasporto merci, ossia Cargo City.

Provi la nostra esperta a farsi un giretto attorno a Malpensa e scoprirà che in quelle immense distese di capannoni sorti come funghi nel pieno del Parco del Ticino (e altrettanti sono previste a corollario della terza pista) sono stoccate quasi esclusivamente merci di provenienza orientale. Malpensa la vogliono potenziare non per sostenere le nostre esportazioni (oramai ridotte al lumicino a causa delle delocalizzazione industriali), ma per incentivare e agevolare le importazioni dall’estero destinate a tutta Europa.

Aggiungo una nota riguardante il lavoro indotto da Malpensa su cui la Liuc si è pronunciata nel 1997 con uno studio che parla di 173mila posti di lavoro, facendosi battere in demagogia dal centro di ricerca Certet dell’università Bocconi che stima in 314mila gli occupati entro il 2030 grazie a Malpensa.

Come sono giunti a questi dati che alimentano le illusioni dei tanti disoccupati? Attraverso complesse elaborazioni statistiche e modelli matematici che – essendo semplici riflessioni teoriche proposte da chi, evidentemente, di Malpensa conosce solo il bellissimo aeroporto e nulla sa di ciò che sta dietro – sono lontane mille miglia dalla realtà. Una realtà fatta di lavoro precario e sottopagato e di pseudo cooperative che ingaggiano quasi esclusivamente extracomunitari, gli unici disponibili ad accettare condizioni di lavoro indegne di un paese civile.

Spiace che una autorevole docente universitaria si presti a fare da sponda “scientifica” a chi, parafrasando Carlo Cattaneo, vorrebbe imporre gli interessi di pochi a scapito di tutti e, aggiungo io, sacrificandoci sull’altare del libero mercato e del mondialismo economico.

Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti.

Gianfredo Ruggiero, Presidente del Circolo Culturale Excalibur

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