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Tra il dire e il fare c’è di mezzo il …fare

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17 settembre 2011

Caro direttore,
l’amico Gelosia scrive una cosa di assoluto buon senso: "prima di ridurre i servizi al cittadino gli enti locali colpiti dai tagli del Governo dovrebbero pensare "a ridurre la burocrazia, far dimagrire l’organico, tagliare le spese non indispensabili e quant’altro non serve a noi cittadini".

Giusto, non si potrebbe dir meglio! Solo che… tra il dire e il fare c’è di mezzo il …fare. Che sarebbe lo specificare quali sono le spese “non indispensabili” che i Comuni dovrebbero tagliare e magari confrontarle con quello dello Stato centrale.
Di cosa parliamo? Di cosa è fatto un normale bilancio comunale?
Non mi pare che i Comuni facciano molte spese inutili. Forse lo sono la raccolta rifiuti o il servizio idrico? L’asfaltare e il pulire le strade? Il gestire i piani urbanistici e gli sportelli per il commercio e le imprese? Oppure lo sono gli scuolabus, gli asili nido, le mense scolastiche, i libri per le biblioteche? (Tutte spese, evidentemente in ‘perdita’, ma non per questo inutili).
E ancora: si vuole forse eliminare quel minimo sostegno allo sport di base e al volontariato che ancora resta? O ridurre i pochi contributi dati agli anziani soli o alle famiglie povere?
Facile immaginare "cure dimagranti dell’organico", ma, salvo casi rari, nei nostri Comuni gli impiegati sono al servizio del cittadino e non dei politici.

Perciò chi dice che la manovra va bene così o non sa come sono i Comuni oppure ha una strana idea di "equa distribuzione dei sacrifici".

Quanto allo Stato, per mostrare la differenza, mi rifaccio alle parole del direttore di questo giornale: “Senza fare tante leggi e tanta propaganda si sarebbe potuto cambiare molta della pessima burocrazia romana. Azioni semplici che avrebbero risolto i tanti disagi di chi deve vedersela con gli uffici decentrati dei vari ministeri (basti pensare alla Motorizzazione civile). Si sarebbero potuti risparmiare milioni di euro. E invece si è pensato bene di aprire sedi decentrate dei ministeri in una villa blindata di Monza dove non verrà mai fatto niente.”

In termini reali il paragone tra i tagli a Stato, Regioni e Comuni, in proporzione al peso effettivo della finanza statale e di quella locale nella spesa pubblica, grida vendetta.
Chi tace o acconsente non sa far di conto oppure… è il Sindaco di Campione! (Ma chi non riesce nemmeno a garantire la pulizia delle strade e il rappezzo delle buche non può tacere, se è in buona fede).

Chi amministra o ha amministrato i Comuni sa che il primo requisito del buon governo locale è l’autonomia finanziaria (oltre che la capacità di ragionare con la propria testa).
La manovra sui Comuni non è che l’ultimo gradino di una regressione neo-feudale: si chiede ai Sindaci di fare i gabellieri, di ridurre dei servizi e di presentarsi a Roma con il cappello in mano a chiedere qualche ‘mancia’ straordinaria, sotto forma di finanziamento di qualche opera pubblica ottenuto per fedeltà politica e non per diritto.
Mi chiedo se questa è la ‘nuova governance’ che porterà l’Italia fuori della crisi.

Quanto alla Lega posso osservare che ha stabilito un altro primato: non era mai accaduto che gli amministratori eletti dai cittadini dovessero scegliere tra la carriera/fedeltà al partito e la difesa dell’interesse del proprio Comune e dei propri cittadini… La Lega c’è riuscita e non era difficile indovinare la risposta di chi preferisce esibire il fazzoletto verde piuttosto che il tricolore.
(Non è questo il caso del Sindaco di Varese, che almeno ha detto chiaro come la pensa, anche se poi non è stato conseguente).

Perciò, tornando al nostro Gelosia, alla ricerca delle cose inutili, mi verrebbe da dire: tutto si può considerare inutile, tranne la dignità e la consapevolezza del proprio ruolo al servizio del cittadino. Altrimenti ha ragione lui, gli enti locali "non hanno ragione di essere".

Che poi questo rinneghi la gloriosa tradizione dell’autonomismo lombardo e forse anche di qualche secolo di storia italiana, a chi importa?

Saluti cordiali (con buona pace del vecchio e amato Carlo Cattaneo).

Roberto Caielli

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