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Tra pista e lago, abbiamo scelto il lago

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12 aprile 2007

Caro Direttore,

leggo oggi l’intervista al Sig. Gianpietro Ballardin e faccio solo alcune osservazioni che mi sembrano opportune per chiarire meglio la situazione evidenziando, come mio costume, alcuni particolari molto concreti che sono probabilmente sfuggiti.
La situazione, infatti, va quantomeno ribaltata. Il peduncolo pedonale di cui si parla era stato pensato a servizio di Cazzago affinché si potesse raggiungere la pista e poi il sottopasso in modo tale da evitare l’attraversamento della S.P. 36. Il sottopasso, come più volte ribadito, doveva essere quindi la soluzione per garantire un collegamento tra le due parti di un paese tagliato letteralmente in due dalla strada provinciale ed evitare, di conseguenza, tragedie e incidenti che, purtroppo, nel corso degli anni, hanno causato lutti a diverse famiglie del luogo. Se poi, nei fatti, questo peduncolo pedonale può anche servire a chi ha effettive difficoltà o problemi per utilizzare il sottopasso non ci vedo alcunché di negativo. Mi pare che in questo caso l’eterogeneicità dei fini sia solo positiva. Il fatto che poi qualcuno preferisca semplicemente passare di qui per entrare in paese era già una situazione che si verificava in precedenza e che non si può certo ostacolare, ma quantomeno regolamentare in maniera concreta e realistica, fermo restando comunque che la gran parte di pedoni e ciclisti preferisce proseguire diritto e non svoltare.
Faccio inoltre notare (come si evince anche da una delle vostre foto) che la segnaletica posizionata è volta proprio ad indicare un percorso più agevole proprio per eventuali portatori di handicap che, come ho avuto modo di sperimentare personalmente nella giornata di lunedì, hanno espresso un parere positivo per l’efficacia di tale soluzione (ringrazio a tale proposito il signor Luca di Legnano conosciuto proprio il giorno di Pasquetta). Anzi, mi sembra che solo a Cazzago si sia predisposta una segnaletica adeguata che è stata apprezzata anche dal presidente di Ciclocittà Varese, Sig. Beppe Ferrari, in una sua recente lettera al vostro giornale. Non mi sembra quindi si tratti di “un ibrido che crea solo confusione” come chiosa Ballardin, ma di una situazione chiara e definita da abbondante e precisa segnaletica. Cosa che non può certo dirsi di tutti gli altri paesi dove non è presente nessun cartello indicatore per segnalare come raggiungere la pista.
Dirò di più. Mi sembra che solo a Cazzago si sia risolto un problema molto grave a cui nessuno ha mai pensato, neppure il Sig. Ballardin: quello di collegare la viabilità ordinaria di ogni paese con la pista ciclabile in tutta sicurezza. La pista ciclabile è certo una bella cosa, ma per chi volesse raggiungerla esiste purtroppo il problematico attraversamento della S.P.1 o della S.P. 36 che di faccio circondano tutto il lago. Non tutti infatti arrivano in auto al parcheggio di Buguggiate piuttosto che a quelli della Schiranna o Gavirate…
Chi proviene in bicicletta o a piedi da Varese, Buguggiate, Galliate, Bodio e così via deve infatti affrontare un pericoloso attraversamento, soprattutto nelle ore di punta. Solo a Cazzago è possibile questo attraversamento in sicurezza tant’è che la pista è divenuta l’itinerario privilegiato per molte donne del paese che così possono raggiungere il cimitero senza pericolo alcuno.
Se volessimo dunque provare a guardare un po’ oltre il nostro naso vedremmo che a Cazzago la pista non è un corpo alieno e quasi a se stante come altrove, ma un percorso alternativo che si connette e si integra alla perfezione con la viabilità ordinaria per garantire nuovi passaggi e soluzioni. Non è insomma una cattedrale nel deserto, ma quella che potremmo definire una tangenzialina (il termine ormai è di moda…) ciclopedonale al servizio del paese e, allo stesso tempo, di eventuali turisti.
Il completamento ideale di quest’opera, secondo l’Amministrazione, sarebbe poi dovuto essere il prolungamento del marciapiede sulla S.P. 36 fino a Bodio Lomnago passando nei pressi della gelateria/pizzeria e garantendo così l’arrivo in tutta sicurezza fino alla Banca situata al confine tra i due paesi. Personalmente mi mette i brividi vedere ancora alcune persone anziane del paese che camminano lungo la strada provinciale per raggiungere la Banca e ritirare lì i soldi della pensione e vorrei al più presto trovare una soluzione. Sembrava che la cosa fosse fattibile con i fondi dei Mondiali di Ciclismo, ma qualche addetto ai lavori ha pensato bene che un marciapiede qui fosse pericoloso per i ciclisti (?), quindi il progetto è finito nel cassetto in attesa di tempi (e fondi…) migliori. Ma questa è un’altra storia…
Torniamo quindi a bomba come direbbe qualcuno. Ballardin, alla fine della sua intervista e in altri interventi sulla stampa locale ha sempre ribadito che secondo lui (e presumo anche secondo il gruppo consiliare di cui fa parte) a Cazzago la pista avrebbe dovuto costeggiare il lago, criticando in particolar modo su un numero de La Prealpina del settembre 2006 anche il passaggio nei pressi della Palude Brabbia al confine con Biandronno, riserva naturale protetta e quindi da tutelare ad ogni costo evitando manufatti invasivi come la stessa pista.
In tale caso mi duole purtroppo notare una certa ignoranza di fondo che ha accomunato diversi politici locali (e pure giornalisti a dire il vero). Una sorta di ecologismo a senso unico che nei fatti è portatore di una evidente contraddizione e di una malcelata volontà di far polemica politica a tutti i costi.
– In primo luogo la Palude Brabbia separa letteralmente il paese di Cazzago Brabbia da quello di Biandronno (località Cassinetta). Questo significa che, per andare da un paese all’altro, ci si deve per forza passare in mezzo (pensi che nel passato per andare da un paese all’altro di prendeva addirittura il barchetto…): stare a nord o a sud della S.P. 36 non fa alcuna differenza. Non esistendo il teletrasporto a la Star Trek, insomma, un’altra soluzione non era possibile. Si è quindi passati attraverso la riserva naturale della Palude Brabbia utilizzando un materiale ecocompatibile e ripristinando una vecchia strada consorziale e interpoderale che nel tempo era divenuta una discarica a cielo aperto grazie ai soliti incivili. Insomma, si è fatto di necessità virtù.
– In secondo luogo, mi sembra che molti (troppi) Soloni delle nostre parti dimentichino che la fascia costiera del Lago di Varese rientra nella cosiddetta Z.P.S. (Zona di Protezione Speciale), ossia sia una zona in tutto e per tutto analoga alla riserva naturale della Palude Brabbia e come tale di particolare pregio ambientale e sottoposta a tutta una serie di vincoli e tutele. Ed è qui che stupisce la posizione di Ballardin: si traveste malamente da ecologista per difendere la Palude, salvo poi dichiarare a più riprese che la pista a Cazzago dovrebbe passare in riva al Lago, entrando così in un’altra riserva naturale in tutto e per tutto analoga alla prima. Delle due l’una allora: o Ballardin è all’oscuro  dell’esistenza della Z.P.S. (fatto grave per chi siede in consiglio provinciale e queste cose dovrebbe conoscerle bene), o volutamente la ignora per fare polemiche strumentali (fatto grave anche questo perché non considerare i fatti significa anche distorcerli). Insomma, sembra che solo la Palude sia una riserva naturale, mentre il Lago non si capisce bene cosa sia.
L’Amministrazione di Cazzago non ha fatto altro che proteggere quanto di più prezioso ha sul suo territorio, ossia il Lago (ribadisco si tratta di una Zona di Protezione Speciale!), salvaguardando quella che è l’unicità delle sue sponde, rimaste incontaminate nel corso dei decenni proprio perché non facilmente raggiungibili e per questo integre nella loro “selvaticità” e peculiarità. La pista dunque non passa di qui per questi motivi. In altre parole non si è voluto che il Lago di Cazzago diventasse una sorta di secondo Parco Zanzi, preso d’assalto da centinaia di turisti, pedoni o ciclisti che dir si voglia.
Del resto mi chiedo pure cosa voglia intendere Ballardin con la valorizzazione delle “bellezze turistiche del luogo”. Il risultato più tangibile di questi due giorni di vacanze pasquali, in tutta onestà, sono stati infatti i due camion di immondizia portati via dalla zona Lago, senza contare i tanti (troppi) rifiuti abbandonati lungo tutto il percorso della ciclabile… Ma quest’anno a dire il vero non mi lamento più di tanto. L’anno scorso (come documentato anche da Varesenews) ci era andata peggio con danni e vandalismi invero pure un po’ costosi da sistemare…
Purtroppo l’educazione non è di questo mondo e gli incivili sono in continuo aumento. Preferiamo quindi tutelare il nostro territorio (e il Lago in particolare!) come meglio possiamo e conservarlo nella sua unicità ancora per molti anni a venire. Forse siamo più ecologisti noi di Ballardin…
– In terzo luogo mi domando se Ballardin, i vari giornalisti o la gente comune che hanno parlato della pista ciclabile a Cazzago si siano mai premurati di percorrere a piedi quello che avrebbe potuto/dovuto essere secondo loro il percorso costeggiante il Lago arrivando fino a Bodio Lomnago. A me è stato insegnato che il primo dovere di ogni persona dovrebbe essere quello di parlare a ragion veduta, esaminando i fatti in concreto, andando a vedere come stanno le cose (zu den Sachen selbst! diceva un filosofo che la sapeva lunga…).
Se così si fosse fatto si sarebbe visto con i propri occhi quale delitto ambientale avrebbe rappresentato il passaggio della pista in riva al lago e quali problemi si sarebbero incontrati. La discesa al lago presenta infatti una pendenza tale da non risultare percorribile ai portatori di handicap, il continuo via vai di auto avrebbe rappresentato un pericolo reale all’incrocio tra via al Lago e Via Orrigoni e poi tra Via Orrigoni e Via San Carlo. Ma chi non conosce il paese questo non lo può comprendere. Spesso la polemica è la via più facile da percorrere, mentre l’analisi di situazioni che presentano più di una sfaccettatura richiede maggiore impegno e fatica.
Per questo motivo la segnaletica che parte dal e/o conduce al peduncolo di cui sopra è stata posizionata anche in modo tale da indirizzare lungo strade differenti evitando ancora una volta quelle zone poc’anzi specificate e garantendo soprattutto (lo ribadisco) un’alternativa ai portatori di handicap (al riguardo ci sono problemi analoghi in altri settori della pista, ma forse quelli non fanno notizia…).
In conclusione si è voluto salvaguardare il Lago, consentire l’unificazione delle due parti del paese tramite sottopasso, integrare la pista con la viabilità ordinaria, posizionare un’adeguata cartellonistica a servizio di eventuali portatori di handicap con identificazione di un percorso alternativo evitando il passaggio nelle zone più pericolose come sopra evidenziato e recuperare nel contempo strade della nostra tradizione ormai andate in disuso o divenute discariche a cielo aperto.
Questo a Ballardin e a altri non piace? Ne prendo atto. Ma forse sarebbe opportuno che tutti si informassero un po’ meglio sulle Zone di Protezione Speciale o conoscessero (e vivessero!) il territorio cazzaghese in maniera più profonda e meno superficiale. Mi sembra sia un diritto dell’Amministrazione cazzaghese scegliere il percorso più idoneo visto che è il suo territorio ad essere interessato. Qui sembra invece che altri vogliano imporci scelte dall’esterno senza avere un quadro esaustivo della situazione.
Ma del resto da chi non ama Cazzago e il suo Lago e preferisce continuare sulla via di sterili polemiche che tanto sanno di elettorale non ci può aspettare altro.
Tra Lago e pista noi abbiamo insomma scelto il Lago. Siamo orgogliosi del nostro Lago perché Cazzago senza il suo Lago non sarebbe nulla.
E perché, forse, nel sangue di noi Cazzaghesi, scorre davvero ancora un po’ d’acqua. Di Lago ovviamente!
Cordiali saluti

Massimo Nicora - Sindaco di Cazzago Brabbia

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