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Tra sindaco e assessore non metterci…

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4 dicembre 2009

Gentile Direttore,

leggo in questi giorni sul suo giornale che a Somma Lombardo il Sindaco contesta l’assenza dell’Assessore allo Sport ad una manifestazione importante e che per questo ed altri precedenti pensa di togliergli la delega.
Leggo altresì la lettera spiritosa, ma non troppo, che il coordinatore cittadino del PD scrive sulla questione: consiglia all’Assessore incriminato di chiedere lui le dimissioni del Sindaco, la cui assenza ad altri appuntamenti non è stata meno notata.
So che tra Sindaco e Assessore – parlo in generale- non c’è troppo da mettere becco; so che i rapporti politici sono spesso molto delicati e intricati, tanto che si deve rendere conto del proprio operato ad una vasta platea; so che certe incomprensioni sono all’ordine del giorno quando si lavora all’interno di un gruppo, ma, come ex Assessore, in carica per il quarto anno, a cui tempo fa venne tolta una prima delega (alla Pubblica Istruzione) e poi, un mese dopo, una seconda (alla Cultura), sento di poter dire la mia e di presentare la mia esperienza.
Ho svolto la mia mansione di Assessore per circa quattro anni in una Giunta di persone tutte inesperte e neofite della politica: si notava tanta buona volontà, certo, ma disordine e incapacità di coordinare il gruppo erano all’ordine del giorno. Non ci sono mai stati orari, regole chiare, nessuna imposizione ma neppure nessuna guida; improvvisazione e arte di arrangiarsi sono state le coordinate che abbiamo seguito per navigare a vista. Essere presenti, dove, come, perché, sono valutazioni che spesso venivano lasciate al buon senso e alla buona volontà di ciascuno di noi. Ci si è accorti solo strada facendo della natura diversa degli Assessorati: alcuni richiedono un lavoro d’ufficio, metodico e tranquillo; altri richiedono inventiva, capacità di far fronte ad emergenze continue, spirito d’iniziativa; altri ancora molti fondi per poter svolgere un’attività incisiva. Su tutti domina la regia, se essa esiste, in modo tale che il lavoro sia un lavoro di squadra, al di là delle singole competenze.
Purtroppo, quando si lavora in gruppo, è più facile che nascano rivalità, invidie e incomprensioni che non collaborazione e coordinazione. Facilmente capita che nelle Giunte si debba ricorrere a rimpasti e sostituzioni, anche perché il periodo del mandato è lungo e la vita è complessa per tutti: c’è chi svolge un’attività lavorativa, oltre a quella amministrativa; la vita privata potrebbe cambiare radicalmente per mille motivi, durante i cinque anni; molteplici fattori potrebbero intervenire a variare gli equilibri di partenza.
Al di là di tutto, credo che est modus in rebus: c’è una misura nelle cose, un buon senso nell’agire, che impedisce di mollare, che spinge a tenere duro fino alla fine, quando poi sarà lecito compiere scelte nuove e magari andare ciascuno per la propria strada.
Per questo poco amo le rotture brusche ed improvvise, i cambi di direzione a metà strada, le bizze di chi, pur potendolo fare, non si cura della reputazione e della vita degli altri e procede, minacciando, sdelegando, bocciando, togliendo quello che ha dato, come se fosse il Cristo Giudice.
Sono per l’autorevolezza e non certo per l’autoritarismo. Sono per i Sindaci che si comportano da guide illuminate e che non pretendono dai loro Assessori l’impossibile, solo perchè sono più in alto di loro; sono per chi riconosce il merito; per chi non si nasconde dietro una facciata democratica, mentre fa il dittatore.
Con questo, tengo a precisare che non mi riferisco per nulla agli episodi sommesi, probabilmente del tutto diversi dal contesto che ho menzionato. Ma tengo a dire che l’esperienza che ho vissuto mi ha profondamente segnata, lasciandomi uno sconforto ed una delusione che mi accompagneranno a lungo e che non auguro a nessun giovane (assessore) di provare.

Rita Gaviraghi

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