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Trasporto pubblico

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10 novembre 2008

Egr. Direttore,
abito a Castellanza. Nell’ultimo decennio, per necessità lavorative, mi devo spostare per alcuni mesi nel corso dell’anno in treno (Castellanza – Milano di Le Nord), per alcuni mesi in autobus (Castellanza – Gallarate di Stie) e per alcuni mesi in auto (altri percorsi non serviti né da treni né da autobus, e per i frequenti scioperi, come è il caso di oggi).
Che il trasporto pubblico non sia neppure lontanamente adeguato alla necessità di spostamento dei residenti lombardi è evidenza talmente lapalissiana da non doversi spendere molte parole sull’argomento. Mi duole dover purtroppo costatare che nel giro di alcuni anni è ulteriormente peggiorato: i trasporti del varesotto e dell’alto milanese non fanno eccezione alla regola secondo la quale al peggio non c’è mai fine.
Desidererei però capire due cose.
La prima è questa : se è vero che i ritardi e le soppressioni sono all’ordine del giorno, sia nei treni sia negli autobus di linea, se è vero che treni e bus sono pochi, vecchi, lenti, corti, ecc. (non scrivo dello sporco perché è in gran parte colpa di noi utenti maleducati), mi piacerebbe capire come siamo arrivati a questa situazione. Mi chiedo: se oggi la Germania ha mezzi piuttosto cari ed efficienti e noi mezzi piuttosto a buon mercato ma assolutamente inadeguati, quando e perché è iniziata questa forbice? E’ una situazione proprio irrecuperabile? E’ colpa anche dei vari consorzi che si sono costituiti in questi ultimi mesi (Stie-Atm-Atinom in Movibus, FS-LeNord-Atm sulla linea S5, ecc.), che spostando i mezzi da una parte all’altra lasciano sguarnite le linee meno interessanti o quelle per le quali hanno spuntato il prezzo inferiore negli appalti, oppure è indispensabile costituire consorzi e associazioni temporanee di imprese per sostenere spese di gestione altrimenti intollerabili?
La seconda domanda: è possibile denunciare un pericolo nell’utilizzo di questi mezzi? A chi è possibile rivolgersi? La scorsa settimana, 4 mattine su 5, sono salito su un autobus che ospitava un numero di passeggeri ben più alto del massimo previsto (tra posti a sedere e posti in piedi), su cui il conducente (professionista capace di gestire una situazione ai confini della realtà, e forse oltre…) non poteva vedere assolutamente nulla né dietro l’autobus, né a destra né a sinistra, perché aveva studenti in piedi quasi appoggiati al vetro anteriore e tutti i vetri erano completamente appannati. Un’auto, pur avendo la precedenza, ha dovuto frenare bruscamente per evitare l’autobus; se invece l’autista avesse dovuto compiere un brusca frenata (e nel traffico delle 8.00 non è un’evenienza remota), temo che molti davanti si sarebbero fatti male, proprio perché erano in equilibrio precario tra l’autista e la porta anteriore. Gli scorsi anni, seppure ho spesso fatto il viaggio in piedi, mi sono trovato in questa situazione soltanto in alcuni isolati giorni, quando erano saltate delle corse; quest’anno invece è la normalità. A me sembra più l’anormalità, invero.
La ringrazio per l’attenzione e porgo distinti saluti.

Marco M. Alberti

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