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Umberto Colombo: “Infortuni sul lavoro, andiamo oltre la denuncia”

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23 aprile 2007

Gentile direttore

Il preoccupante risultato dell’operazione svolta in questi giorni dalla Direzione del Lavoro e dal Nucleo per la tutela del Lavoro in provincia di Varese ha confermato la denuncia che il sindacato confederale fa da tempo: l’inosservanza delle norme di sicurezza sul lavoro rischia di diventare prassi anche a Varese se non c’è una forte iniziativa da parte di tutti per bloccare il susseguirsi di infortuni sul lavoro.

Sono bastati quattro giorni di ispezioni a campione per scoprire 35 imprese irregolari in provincia di Varese e non c’è da stupirsi se gran parte delle irregolarità riguardano il non rispetto della legge 626 e delle normative sulla sicurezza sul lavoro.

Il susseguirsi di incidenti mortali che hanno scosso il Paese la scorsa settimana ci impongono di affrontare con molta più determinazione il problema della prevenzione degli infortuni e della sicurezza sul lavoro.

Molti, anche in questi giorni, attribuiscono al caso, alla disgrazia il susseguirsi di infortuni. Nella nostra provincia, anche se i dati oscillano di anno in anno, talvolta con sensibili riduzioni, non ci si allontana dal numero di circa 15 mila infortuni all’anno. Tutto ciò non può essere certo fatalità; lo dimostrano anche i risultati delle ispezioni di questi giorni.

Gli infortuni, anche a Varese, hanno sempre una spiegazione: tutti, anche quelli più gravi sono sempre dovuti alla mancanza delle precauzioni minime di sicurezza e al non rispetto delle normative di legge, in primo luogo della legge 626.

La situazione provinciale evidenzia alcuni grossi problemi: la stretta relazione tra lavoro precario, irregolare e gli infortuni, il non rispetto delle normative di legge nei casi dei sub-appalti spesso senza controlli, la continua rincorsa ai ribassi d’asta porta quasi sempre alla riduzione dei costi a scapito degli investimenti in prevenzione e della salute dei lavoratori, (la legge 626 è molto precisa in proposito, ma quasi sempre disattesa e non rispettata), inoltre ai giovani lavoratori precari vengono affidati, molto spesso, compiti pericolosi senza un’adeguata informazione, formazione e addestramento.

Va sottolineato inoltre come, anche a Varese, in tutti i settori l’organizzazione del lavoro si sta sempre più trasformando in una riduzione dei costi: riduzione del personale, ritmi di lavoro sempre più elevati, compressione o addirittura mancanza di investimenti in sicurezza.

A fronte di questa situazione, non basta la semplice denuncia; il sindacato provinciale sta incrementando a livello unitario il proprio impegno (già alto) che necessita di un maggior coinvolgimento del mondo del lavoro e di tutti i soggetti coinvolti nella prevenzione e tutela nei luoghi di lavoro).

Come CGIL e come sindacato ci sentiamo impegnati su questo fronte indicando alcune priorità:

·Continuare con maggior determinazione la campagna di diffusione della cultura della prevenzione a partire da assemblee nei luoghi di lavoro sui temi della sicurezza
·Rilanciare il ruolo della contrattazione sui temi della sicurezza
·Incrementare la lotta alla precarietà e al lavoro sommerso
·Partecipare, con proposte sindacali dalla nostra provincia, alla discussione avviata sul riordino legislativo (testo unico)
·Favorire un maggior coordinamento tra le istituzioni, i servizi ispettivi e di prevenzione
·Infine unitariamente il sindacato di Varese dovrà estendere la rete dei Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza (RLS) e potenziarne il ruolo e la tutela.

Umberto Colombo Segreteria CGIL Varese

Umberto Colombo

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