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Un grazie a Barone

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19 novembre 2008

Gentile Direttore,

desidero, con la presente, ringraziare sentitamente il Signor Eros Barone per la splendida (e lunga) lettera sotto il titolo “Viva l’Italiano”, scritta peraltro con stile raffinatissimo, che ha voluto dedicarmi in risposta alla mia “Il nostro mega presidente”, precisandogli che la sua attenzione e considerazione, mi onora.
Signor Barone, ai tempi della mia adolescenza (quando per esempio, avevo vissuto per tre anni a Ponte Chiasso, lavorando a Chiasso, 1956-1959), non avevo avuto la possibilità di studiare, come avrei voluto; pertanto quello che Lei e i Lettori di VareseNews leggono dal 14 luglio in poi è frutto di quanto ho appreso ‘sul campo’ come Autodidatta. In ogni modo, nella vita, ho sempre cercato di sforzarmi per dare senso e valore alle cose che valgono: mi ha aiutato in questo la serietà della mia famiglia (sana e laboriosa, sebbene in Calabria: mio padre lavorava in media 14 ore al giorno; mi ricordo che in certi periodi dell’anno si alzava alle tre del mattino per andare a governare le mucche, per poi, verso le sette, aggiogarle all’aratro, conducendole sul terreno da arare, per tutto il giorno). Ho capito cos’era la Patria e l’Istituzione Militare vedendo, giovannissimo, un mio zio in uniforme della Pubblica Sicurezza, che poi, nel 1950, era rimasto ferito gravemente sul Montelepre durante una battuta per la cattura del bandito Giuliano. Lo stesso in precedenza era stato prigioniero dei tedeschi, ritornando a casa dopo la guerra in condizioni di salute indescrivibili: pesava intorno ai 35 kg).
Ed è stato anche per questi motivi che, nel 1963, ho voluto prestare servizio militare di leva come ‘volontario’ rinunciando al beneficio del congedo anticipato, quale ‘primogenito di padre con famiglia numerosa’. Ed è sempre per questi motivi che, nonostante sia andato in congedo ben 44 anni orsono, mi ‘sento’ ancora le ‘stellette’ a contatto del collo, e ritengo l’Unità nazionale l’unica salvezza della nostra Patria, l’Italia.
Va da se che in tutto questo vi è anche il mio grande amore per la nostra Lingua: che vuole che Le dica, per esempio che, se ascolto ‘A Silvia’, mi viene in mente di quando, nel gennaio del 1958, sia stato ‘pescato’ assieme ad una ragazza di nome Silvia da una Guardia Giurata all’interno dei giardini pubblici di Varese, non essendomi accorto che i cancelli erano stati chiusi? (Allora avevo 18 anni!..). Digressione a parte, io mio commuovo veramente quando ascolto brani di prosa e poesie importanti, che avevo studiato a memoria alla Scuola Statale di Avviamento (1953-1956), e penso che noi Italiani dovremmo avere più cognizione della nostra condizione, dell’importanza e della bellezza della nostra Lingua e del bene supremo che ci hanno tramandato i nostri Avi e tutti coloro che hanno sacrificato la vita per la nostra Patria: il loro sacrificio impone l’Unità.
In altri termini, e per terminare con una battuta: se, come dice Benigni, “per Bossi l”Infinito’ di Leopardi è leopardare”, per me non lo è affatto, ovvero è tutt’altra cosa (forse la più bella poesia di tutti i tempi).
Grazie ancora per il Suo gesto che, come scritto più sopra, mi onora.
E grazie anche a Lei, Signor Direttore, per lo spazio, con molti cordiali saluti a tutti,

Fortunato Galtieri

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