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Un grazie al professor Barone

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25 agosto 2011

Egregio Direttore,
torno sulla questione della mia lettera di martedì sull’onore di Gheddafi, giusto per replicare alle osservazioni del professor Barone che ringrazio per l’attenzione accordatami. Un’attenzione non troppo benevola in realtà ma forse comprensibilmente, visto che pur non appartenendo certamente alla sua stessa chiesa (né a qualunque altra in effetti) mi richiamo alla stessa area politica; assumendo quindi il ruolo di eretico, seppur non pericoloso perché non iniziato ai misteri dello storicismo, merito la scomunica e l’accostamento al diavolo (Nato, Israele), soprattutto ovviamente per il bene degli altri lettori che ancora si possono salvare.

Queste sono opinioni, comunque, e certamente scritte dal professore con la massima buona fede e con le migliori intenzioni in favore del progresso e dell’educazione dei popoli, quindi le accetto senz’altro: un aggettivo o un apposizione non hanno mai ucciso nessuno.

Vorrei solo, se posso, replicare ad alcune piccole questioni:
1) non ho affatto sostenuto che Del Boca fosse a favore dell’intervento, come mi sembra di avere detto di non averne approvato io stesso forme, modalità e tempistica (ritenevo giusto intervenire ma non come si è fatto)
2) non ho citato affatto Del Boca fuori contesto o con estrapolazioni anzi, a ben vedere, ho fornito il testo integrale dell’articolo, attraverso un link che è stato regolarmente pubblicato
3) Il duro giudizio dello storico italiano sul fallimento della rivoluzione di Gheddafi non deriva dalla famosa bufala dei 10.000 morti, cui credo nessuno abbia realmente mai creduto soprattutto perché, scrive il professore, è una frase contenuta in un’intervista a Gheddafi fatta nel 1986
4) Angelo Del Boca è certamente biografo di Gheddafi, non credo certo nello stesso senso in cui De Felice lo fu di Mussolini, tant’è che, il professor Barone forse lo ricorderà, tempo addietro allo storiografo piemontese fu persino interdetto l’ingresso in Libia per essere stato anche il biografo dell’eroe partigiano Fakini
5) avrei preferito che i nipoti di Gheddafi non rimanessero uccisi: dal momento che i bombardamenti su civili da parte della Nato, al momento, sono confermati esattamente quanto le bufale del CNT penso che se il loro padre fosse stato un vero generale di brigata, non uno nominato in quanto figlio del re, le cose sarebbero state diverse.
6) circa le "spie svizzere" qui professor Barone mi deve scusare ma meriterebbe che le famiglie di Max Goeldi e Rachid Hamdani leggessero il suo commento e le chiedessero di giustificare la sua affermazione.

Per il resto apprezzo che Barone abbia evitato di smentire le mie osservazioni circa i comportamenti del tiranno straccione di Tripoli, anche perché sennò l’elenco sarebbe potuto diventare lungo e, dimenticando gli episodi grotteschi che ho citati, passare a quelli più chiaramente criminali.

Rimane, sullo sfondo, una questione di fatto non da poco: alcuni mesi fa l’Arci di Varese organizzò una conferenza dal titolo" il lato oscuro" in cui Raffaele Masto, esperto del nord Africa e giornalista di Radio Popolare, spiegò abbastanza chiaramente alcuni fenomeni noti a tutti: la sostituzione dell’esercito regolare libico con un corpo di mercenari alle dipendenze della famiglia Gheddafi, la privatizzazione dello stato (sempre a favore della stessa famiglia) e anche la questione della rottura con la Senussia tanto spesso citata da Del Boca nei suoi saggi; ora perché a dispetto di questa e molte altre testimonianze si continua a negare che la rivolta di Bengasi e della cirenaica siano state popolari e si rifiuta di vedere come l’esercito che ha difeso Gheddafi sia stato in gran parte, invece, di natura mercenaria? Questa a me sembra propaganda di guerra bella e buona, naturalmente dovessero esserci prove del contrario ammetterò di avere sbagliato ma prima vorrei che queste prove ci fossero o devo affidarmi a una verità rivelata?

Cordiali saluti,

Mauro Sabbadini

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