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Un Paese allo sbando, all’ombra del Cavaliere

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8 gennaio 2010

Caro direttore,

si, lo ammetto, sono sfinita dall’inconsistenza della politica italiana e dei suoi esponenti che ci costringono ( anche adesso) a discutere del signor Berlusconi, mentre il signor Berlusconi è pagato per discutere dei nostri problemi.
Non ne posso più della retorica degli appelli del Capo dello stato a trovare un’intesa che non può esserci senza che si accettino compromessi inaccettabili, mi irrita il continuo voler imbandire tavoli e tavolini intorno ai quali sedersi a parlare di Lui, mi stridono le urla di Di Pietro assurto a baluardo della legalità, non sopporto più le intenzioni del bonario Bersani che difende l’indifendibile sapendo che gli tocca.
Non accetto che la vita di una nazione, e quindi anche la mia, sia ostaggio dello scontro fra poteri perchè il punto è proprio quello: la vita pubblica coincide con le faccende private di un signore, procedono di pari passo in un gigantesco ricatto.
Berlusconi è il convitato di pietra di ogni azione politica e non so come si riesca a liberarsene, politicamente parlando, senza pagare dazio.
Stiamo invecchiando insieme a Fini e Casini a discutere di immunità e processo breve, ci vengono i capelli bianchi nell’attesa che qualcuno ci liberi dall’ intreccio fra interessi pubblici e privati; ma come si fa a tollerare tutto questo?
Oltretutto in questa ragnatela si aprono maglie enormi dentro cui si infilano ambizioni personali e idee perverse per cui nasce un partito virtuale ogni due giorni, l’informazione è morta, ridotta a sputi fra editori tramite mercenari, la parola democrazia ha perso significato, tutti possono dire e fare tutto senza freni nè limiti in nome di un concetto di libertà raccapricciante che contempla l’insulto, l’infamia e l’impunibilità. Diventa normale l’eccezione, assolvibile lo scandalo. Perchè la classe dirigente non è più in grado di dirigere, si è capovolta la logica dell’essenza stessa del fare politica
Sono d’accordo, Berlusconi è la conseguenza e non la causa di un paese allo sbando, ma da qualcosa bisogna pur ricominciare a costruire.

Roberta Lattuada

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