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Un piccolo passo verso libertà e partecipazione

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13 ottobre 2007

Caro direttore,
penso che per molti la canzone di Gaber – Libertà è partecipazione- è stato un inno.
Ci abbiamo creduto, ci credeva anche Gaber che però intitolò la sua ultima raccolta di canzoni “La mia generazione ha perso”.

Si certo, forse le piazze, la partecipazione, il sentirsi parte di qualcosa di grande, la meravigliosa presunzione di cambiare davvero le cose è stata spazzata via dal ritorno del conformismo, dal ripiego nel proprio personale; la paura ha avuto il sopravvento, forse anche il tornaconto.
Al tempo della strada dove incontrarsi e confrontarsi si è sostituito il tempo delle comode stanze chiuse, la pigrizia del pensiero ci ha fregati, ci si è adagiati nel proprio benessere racimolato, l’io invididuale ha assorbito del tutto l’io collettivo, ha prevalso la paura di perdere le piccole conquiste di ogni giorno, i modesti ma rassicuranti privilegi.

E’ stato questo rinchiuderci dentro le nostre certezze costruite a fatica che abbiamo perso? E’ stato perchè abbiamo smesso di volare, di sognare, di credere? In fondo ci ha fatto comodo che la politica diventasse una cosa astratta, distante e distinta dalla nostra vita, ci ha fatto comodo delegare agli eletti dal popolo la nostra democrazia e la nostra vita. Abbiamo perso perchè non abbiamo avuto la forza e il coraggio di andare fino in fondo, di esserci, di contare?
Avremmo dovuto vigilare, controllare perchè questo è il diritto-dovere di un cittadino, ma ci siamo distratti dietro i nostri egoismi

Abbiamo dormito per anni narcotizzati da un’informazione che ci cullava nelle nostre manie , da un mastodontico apparato politico che si faceva gli affari suoi raccontandoci che faceva i nostri, ci abbiamo creduto per convenienza o per indifferenza.
Forse adesso qualcosa sta risvegliandosi in noi, ora che la misura è colma; non certamente lo slancio di un gabbiano che tenta il volo, ma sicuramente si avverte nell’aria che al torpore si è sostituito il barlume di un risveglio, un anelito di volontà per tornare se non a riempire le piazze almeno a uscire dalle nostre case per cercarci, guardarci in faccia e ritrovarci.

Domani possiamo farlo: un piccolo, un minuscolo passo verso quella -libertà è partecipazione- che ha segnato i nostri anni migliori.
Gaber non c’è più, forse possiamo fargli sapere da dove ci guarda che la sua, la nostra generazione non è ancora del tutto sconfitta.

Roberta Lattuada

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