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Un voto oltre ogni disillusione

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14 ottobre 2007

Caro Direttore,
confesso che per la prima volta in vita mia ero disposto a rinunciare a quell’esercizio di democrazia che sempre un voto politico rappresenta. Anche se il 14 ottobre a votare erano chiamati solo una parte degli italiani, quelli che si riconoscono nelle idee e nei valori del centrosinistra.
Ma a maggior ragione un tempo avrei aderito, essendo stato fin dall’inizio un convinto sostenitore del progetto politico dell’Ulivo e avendo partecipato con grande speranza al rilancio di quel progetto nel 2005, quando di nuovo si è votato per le primarie che hanno scelto in Prodi il candidato presidente del consiglio.
Questa domenica però in me prevaleva l’amarezza per aver constatato come la gestione delle elezioni fosse stata pilotata con eccessiva centralità di gestione da parte dei partiti politici che stanno confluendo nel nuovo Partito Democratico. L’ho anche scritto su queste pagine ed ho cercato di impegnarmi perché fino all’ultimo ci fosse la possibilità di cambiare quel regolamento che impediva ai votanti di poter confermare con una libera preferenza le candidature alla prossima Assemblea costituente.
Un’illusione ? Diciamo che ho fatto parte volentieri di una schiera di illusi (quei 173 sottoscrittori di una petizione on line improvvisata su Internet una decina di giorni fa) convinti che all’ultimo momento il Comitato elettorale a Roma ci avrebbe ripensato (così come era successo per la quota di voto, passata da cinque ad un euro) e avrebbe consentito di scegliere chi votare non solo tra Veltroni, Letta, Bindi, ecc. , ma anche tra quei duemilacinquecento che li rappresenteranno nella fase costituente del partito.
Per me, e per chi ha condiviso con me questa convinzione, questo ripensamento non sarebbe stato una scelta di lana caprina, ma un gesto di grande respiro politico, un segno per tutti che la politica può tornare ad essere un libero e disinteressato esercizio di democrazia. Quello stesso esercizio virtuoso che era stato impedito già nelle ultime elezioni politiche dove, non dimentichiamolo, ci hanno mandato a votare con liste bloccate dall’alto. Con il risultato di aver reso sempre più impermeabile al rinnovamento una classe politica ormai definitivamente cristallizzata in quella “casta” che tutti a parole diciamo di avversare.
E’ anche per questo che non me la sono sentita di scegliere una lista che mi veniva imposta con queste piccole paure “di bottega” ed ho votato scheda bianca. Sono andato al seggio questa mattina alle 10, quando ancora c’erano molti interrogativi sul successo di questo voto e non pochi tra gli stessi elettori di centrosinistra si chiedevano se avrebbe coinvolto in gran numero il “popolo delle primarie”. Io stesso condividevo ampiamente quella preoccupazione.
Ora che il successo elettorale sembra acclarato, devo dire che provo soddisfazione nell’essermi deciso oltre ogni dubbio, per aver ancora una volta condiviso con tanti altri una speranza di cambiamento. Sì, perché credo ancora che – con tutti i limiti di questa scelta – ancora una volta i cittadini vogliono sperare di tornare ad essere i protagonisti del loro futuro. Non si spiegherebbe altrimenti questa grande affluenza alle urne nonostante ogni pessimismo e disgusto: una partecipazione che non può essere giustificata solo con il richiamo mediatico di un evento, come probabilmente cercheranno di giustificare gli avversari politici di centrodestra.
Invece – e in questo aveva ragione Roberta Lattuada con la sua bella lettera di ieri – credo che alla fine abbia prevalso ancora una volta quella prepotente voglia di credere che sempre “libertà è partecipazione”.
Anch’io voglio sperare che questa strada senza ritorno convinca tutti che solo dalla libertà passa la partecipazione politica e per questo mi attendo molto dai prossimi passi che l’organizzazione del Partito Democratico dovrà ora affrontare.
Cordiali saluti,

Andrea Ganugi

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