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Una distanza siderale tra le generazioni

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27 aprile 2007

Egregio direttore,

ho sempre pensato che al degrado delle città corrispondesse un degrado, un malessere dei suoi abitanti.
E il fatto che i giovani, i ragazzini addirittura, siano i maggiori imputati, mi convince sempre di più che qualcosa non funziona nelle nostre città, nelle famiglie, nella scuola, nella società.
Perchè altrimenti, se non per un personale malessere, un triste menefreghismo di sè e del prossimo, ci si divertirebbe a imbrattare muri e strade riducendoli a discariche a cielo aperto?
Come si spiega altrimenti il malinconico spettacolo a cui tutti assistiamo dove ci sono gruppi di ragazzini, non tutti per fortuna, che bestemmiano, sporcano, infastidiscono i passanti come se il mondo fosse loro e se anche lo considerassero tutto loro, perchè non averne rispetto e cura?

In fondo il rispetto per sè è antecedente a quello dove si vive e se questo rispetto, questa cura del proprio ambiente non è sentita è perchè questi ragazzi si sentono estranei a casa loro, non riconoscono questi luoghi come propri, forse si sentono esclusi, vogliono essere “contro” ad ogni costo, marcarne le distanze.
E allora significa che qualcosa non va, che c’è un disagio sempre più diffuso, una distanza siderale fra le generazioni ed è difficile dare risposte o soluzioni.
Credo che non si possa liquidare il problema solo come una faccenda di ordine pubblico, non possiamo confidare e nemmeno è auspicabile, solo nell’intervento del vigile di quartiere che “sgrida” e punisce i maleducati, forse bisognerebbe capire il motivo profondo di questa maleducazione, di questo bisogno di distruzione, del disprezzo per il bene pubblico, di tutto ciò che appartiene anche a loro altrimenti finiremmo per vivere in città blindate e terribilmente soffocanti.

Roberta Lattuada

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