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Una lezione sull’Umanesimo al passo con i tempi

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13 novembre 2012

Gentile direttore,
la scorsa settimana ero nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria di Varese in attesa del treno per Milano. Accanto a me era seduta, una studentessa tutta presa a leggere e a recitare in silenzio degli appunti molto ordinati. Le ho chiesto che stesse studiando e lei mi ha risposto che stava ripassando Machiavelli perché l’indomani l’insegnante l’avrebbe interrogata.
Le ho domandato se avessero trattato il pensatore solo in relazione al suo tempo o anche con l’oggi, magari per analizzare le cause dei ritardi nell’unificazione del nostro Paese; e se avessero utilizzato  o meno strumenti multimediali DVD,  Internet, quotidiani ecc. per rendere l’ apprendimento più accattivante, più piacevole e più formativo.
Mi ha risposto che l’insegnante aveva fatto un paio di lezioni frontali con il manuale e loro avevano preso appunti, e che l’autore era stato trattato “solo in relazione con il suo tempo” e senza l’ausilio di mezzi multimediali.  Ho approfittato per dirle che in Italia nel 2013, in occasione dei 500 anni, dalla composizione originaria de “Il Principe”, l’opera e il suo autore  saranno ricordati con convegni, mostre, rappresentazioni teatrali, percorsi storici, proiezioni di film d’argomento rinascimentale, collegamenti informatici e siti telematici. Dopo averle augurato un affettuoso “In bocca al lupo”, sono salito sul treno ed ho  continuato a pensare al  colloquio appena avuto con lei .
Per la verità non mi è sembrata molto entusiasta in genere dello studio fatto di questo grande autore classico che è Machiavelli. Ho avuto la netta sensazione che per la studentessa fosse solo materia d’interrogazione.
Mi è tornato alla mente l’articolo che Marco Lodoli ha scritto recentemente per la Repubblica: “Addio cultura umanista” nel quale ha affermato: "Noi insegnanti parliamo di autori e temi che ai giovani sembrano polverosi e malinconici. L’umanesimo è morto, inutile piangerlo”, trovandovi qualche conferma con l’esperienza fatta dalla ragazza. Ma poi subito riflettendo più freddamente mi sono chiesto: “Ma prima, com’era l’insegnamento dell’umanesimo?”
 Per la verità, l’incapacità della cultura umanistica di essere interessante ed utile ai giovani, non mi è sembrata tanto un’idea nuova ed originale. Salvo lodevoli eccezioni sono state molte le inchieste e le relazioni ispettive, che hanno registrato risultati non sempre esaltanti nello studio dei classici a scuola per non parlare poi  delle tante personalità della cultura che dall’800 in poi non hanno avuto un buon rapporto con lo studio della letteratura, valga per tutti l’esperienza non positiva fatta dalla scrittrice N. Ginburg, come l’ha raccontata a D.Maraini nel libro:“E tu chi eri”?
 Del resto il grande latinista Concetto Marchesi a proposito degli studi classici molti anni fa ebbe a dire: “La scuola dipende da colui che vi insegna. Il fastidio o il gradimento, l’interesse o la noia, l’equilibrio o il disordine[a scuola] dipendono da lui, dall’uomo che insegna… Se qualche volte o molte volte il latino nella scuola si insegna male, è da domandare quanto si insegnino bene e con quale profitto le altre discipline”. Una conferma a tal proposito ci viene da quanto ha scritto la settimana scorsa sul Domenicale Del Sole 24 Ore il Cardinale Ravasi: “Sono passato per caso nei giorni scorsi attraverso le sale dei Musei Vaticani: qua e là gruppi di studenti ascoltavano stancamente e distrattamente le spiegazioni dei loro docenti davanti a opere straordinarie. L’impressione era proprio quella che registrava già secoli fa Plutarco, quando appunto vedeva maestri capaci solo di colmare le menti dei loro allievi con dati e date”. Oggi certamente lo scenario è cambiato ed è diventato più complesso: si è passati da una scuola per pochi ad una scuola di massa. La scuola, aggredita da tagli selvaggi, è diventata la Cenerentola del Paese, per non parlare della condizione umiliante in cui vivono gli insegnanti. Ma nella nostra società è successo qualcosa di nuovo e di inedito rispetto a ieri: “Si è verificata” – dice il prof. Franco Brevini – “negli ultimi 10-20 anni, una discontinuità, una frattura epocale in termini di paradigmi culturali. I giovani oggi hanno molto meno famigliarità con la cultura tradizionale e più dimistichezza con la cultura tecnologica: capiscono più un film che un libro, hanno una velocità di pensiero più mobile; ma mancano di capacità di collegare”. Non penso come dice Lodoli che sia morto l’umanesimo, e non è vero, come si va ripetendo che è solo diventato inefficace il modo di raccontarlo; qui siamo di fronte a qualcosa di più profondo. Quella che è morta non è la cultura classica, tout court, ma una concezione vetero-umanistica della cultura classica, di quell’ idea cioè delle humanae litterae come bagaglio immutabile da secoli, fine a se stesso e non utile a capire meglio se stessi e gli altri.
 E’ morto un certo modo di intenderla, di insegnarla e di proporla a dei giovani del terzo millennio che vivono immersi nel web e sono ormai dei nativi digitali. Come se ne esce?
“L’insegnante”- dice C. Augias – “non può più limitarsi a ripetere anno dopo anno la lezione studiata chissà quanto tempo fa. Deve inventarsi, trovare nuovi collegamenti, far precipitare l’attualità dentro i testi classici, scuotere le vecchie carte e farne cadere ciò che conta oggi agli occhi dei giovani”. Si tratta d’altra parte di  riavvicinare la cultura, quella vera, alla vita, farne cogliere il senso, il valore, l’utilità.   È difficile ma non impossibile. Ci sono insegnanti che questo lo fanno e non si sentono né invisibili e né frustrati, come quelli di cui parla Lodoli, che riescono ancora a coinvolgere gli studenti nel dialogo educativo. E ci sono scuole, come il  liceo Classico “E.Cairoli” di Varese che   portano anche , dopo accurata preparazione, i propri alunni, a Milano ad assistere a spettacoli teatrali  di autori classici e moderni.
Sono molti oggi i docenti che, pur tra molte difficoltà, spingono i giovani a coltivare con profitto “virtute e canoscenza” e ad accostarli alla mensa “dove lo pane degli angeli si manduca”.

Romolo Vitelli (già docente di storia e filosofia nei licei)

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