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Una risposta a Italia-Israele

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19 gennaio 2009

Caro direttore,
vorrei rispondere alla lettera di Andrea Tedesco, dell’associazione Italia-Israele.

Lei, signor Tedesco, scrive di essere addolorato per le vittime civili, ma di non voler solidarizzare né con Hamas, né con il popolo palestinese. E già questo mi induce a pensare che, differentemente da chi distingue i governi di Israele dalla sua popolazione, Lei consideri nemici tutti i palestinesi.
Le righe successive confermano questa impressione: nelle sue affermazioni scompare ogni differenza tra le diverse posizioni palestinesi: anche se la maggior parte dei gruppi palestinesi ha accettato l’esistenza di Israele e aspiri alla pace, Lei identifica tutti con il radicalismo islamico di Hamas. Non distingue neppure tra musulmani, cristiani (che seppur pochi, ci sono ancora) e laici.

Parla degli israeliani come di un popolo tutto proteso alla pace, senza tener conto che una parte di essi, gli ultraortodossi e la destra, hanno fieramente avversato gli accordi di pace del passato e, in alcuni casi, si spingono a proporre l’espulsione di tutti gli arabi-israeliani da Israele. Scrive che “Da una parte c’è Israele, un paese profondamente democratico che desidera convivere in pace con i propri vicini Arabi fin dalla sua fondazione nel 1948”: espressione in parte falsa, vista l’ostilità verso gli arabi di diversi gruppi militari- terroristici ebrei da cui uscirono molti governanti israeliani. Le ricordo la frase di Begin, leader del Likud e primo ministro israeliano: “La divisione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta. La Grande Israele sarà ristabilita per il popolo di Israele. Tutta. E per sempre”.
E, alla fin fine, Lei non cita MAI la legittimità di uno Stato Palestinese, coronamento dell’aspirazione dall’unità nazionale di un popolo da 42 anni sotto occupazione militare.

Vede, io non mi vergogno a dire che mi sento vicino alle aspirazioni palestinese ad avere uno Stato e che voglio la sua coesistenza con Israele. Non ho alcuna simpatia per Hamas, ma critico anche fortemente la leadership israeliana che con il ritiro da Gaza ha premiato e legittimato Hamas, anziché l’ANP che ha accettato il processo di pace ed è disposta alla pace. Riconosco insomma che i torti e le ragioni stanno in entrambi i campi, per quanto tenga presente chi è l’occupante e chi è l’occupato.

Lei invece non dice una parola sulle scelte di Israele, se non che è addolorato (come lo è Olmert, probabilmente), e non è disposto a riconoscere alcuna ragione ai palestinesi e neppure la loro legittima aspirazione ad uno Stato: idea condivisa da diversi cittadini israeliani, minoranza convinta della pace.

Eleuterio Venizelo

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