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Una rivolta generazionale

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13 ottobre 2007

Dal presidente di Azione Giovani Varese Stefano Clerici parte l’appello alla “rivolta generazionale”. Condivido lo spirito e apprezzo l’entusiasmo e mi auguro che questo intervento possa stimolare un dibattito serio e scevro da interessi di partito.

Accetto la critica all’attuale Governo anche se il precedente non mi pare abbia brillato granché, anzi tra i due Governi, Berlusconi e Prodi, scorgo, sui temi fondamentali, una spessa linea di continuità a dimostrazione di come il modello liberal-capitalista sia cosa acquisita da destra a sinistra.

Clerici condanna senza appello il ’68 che, a suo dire, con le sue parole d’ordine – egualitarismo e pacifismo – ha gettato le basi e fornito gli uomini per il declino del nostro Paese. Non sono d’accordo.

Il ’68 invece ha rappresentato, per dirla con Julius Evola, una “rivolta contro il mondo moderno”, il suo slogan principale “l’immaginazione al potere”, è stato preso in prestito dal movimento futurista di Marinetti. E’ nato nei primi anni sessanta nei campus universitari americani ispirandosi al pacifismo di Ezra Pound, il poeta anti usura estimatore del Duce.

Se nel mondo occidentale il movimento del ’68 si è caratterizzato in chiave anticapitalista, nell’Europa dell’est ha assunto una connotazione anticomunista che ha portata giovani come Jan Palach in Cecoslovacchia e Alain Escoffier in Francia ad immolarsi col fuoco per la libertà dei popoli oppressi dal comunismo e condannati dall’indifferenza dell’occidente.

Poi sono arrivati i partiti e quelli più forti hanno imposto la loro ideologia. La parte del leone l’hanno fatta i partiti comunisti e in Italia la Democrazia Cristiana, con l’arco costituzionale di De Mita, ha contribuito e riesumare l’antifascismo per mettere fuori gioco la destra politica e avviarsi, con questa onorificenza, a costruire il compromesso storico con il Pci. E quella splendida esperienza generazionale, quegli entusiasmi, quella voglia sincera di libertà e di cambiamento si è poi dissolta nelle acque torbide della politica e nel sangue degli anni di piombo.

Nel proclama dei giovani di An si elogia il principio, caro ai liberali, di “meritocrazia”, intesa come parola chiave per il riscatto della nostra società. Non ci siamo.

Una persona capace si afferma in qualunque regime e in qualunque situazione, sono le persone meno dotate che, in un sistema a meritocrazia avanzata, soffrono e sono emarginate o, peggio ancora, sfruttate e oppresse. La meritocrazia, ossia la selezione esasperata, porta a società violente, società magari opulente, ma sicuramente prive di umanità. Basta uno sguardo oltre oceano per rendersene conto.

Il mondo ha bisogno di ben altro per riprendere il suo cammino verso la civiltà e non è con ricette vecchie e superate, nate trecento anni fa e care ai vari Berlusconi, Fini e Veltroni che si possono riaccendere gli animi sopiti di una generazione spenta.

E se rivolta deve essere che rivolta sia! Ma in nome di valori veri, valori di socialità, identità e partecipazione e nel rispetto dell’ambiente. Una rivolta che abbia come obiettivo il superamento delle ideologie materialiste e Darwiniane e che tenda ad una rinnovata comunità di popolo in cui l’uomo ritrova se stesso e la Nazione s’identifica nello Stato.

Grazie per la consueta ospitalità e cordiali saluti.

Gianfredo Ruggiero, Presidente del Circolo Culturale Excalibur - Lonate Pozzolo

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