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Una strana idea dell’autonomia locale

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27 aprile 2009

Caro direttore,
la lettera del "lettore perplesso" (varesenews del 25/4/09) sulle prossime elezioni comunali induce a qualche seria riflessione sullo stato della politica locale di questi tempi.
Partendo dalle realtà di Ispra e di Sesto Calende, delle quali pare che l’unica cosa che conta è il ‘colore’ dell’amministrazione (più che i suoi risultati), il nostro invoca dai dirigenti provinciali di Lega e PdL un intervento d’autorità per imporre in modo omogeneo la costituzione di alleanze politiche   di centro destra.
 
E’ chiaro dalle parole del lettore che, prima ancora del ben amministrare, è interessato alla sconfitta della sinistra.
Non conta se in questi comuni, si sono realizzate opere utili, se i servizi funzionano e come. Ad esempio: a Sesto è stata di recente inaugurata una bellissima e funzionale piscina: ciò è stato possibile per l’impegno dell’amministrazione di centro sinistra e nonostante il voto contrario, su tutte le delibere in argomento! del centro destra.  Voti contrari senza altra motivazione che l’opposizione fine a se stessa (da cui talvolta – va detto – si sono dissociati singoli consiglieri): paradossale! 
E’ solo un esempio di dove possa condurre l’idea di sostituire la politica all’ammministrazione: così non si fa certo l’interesse dei cittadini.
 
Con gli occhiali di questa politica intesa come barriera ideologica non si può nemmeno comprendere come mai esistono amministrazioni che sfuggono al controllo dei dirigenti provinciali!
Eppure ci sono, e funzionare bene, esperienze di alleanze civiche, autonome dai partiti,  formate da persone che, come tutti,  hanno certamente  un’idea e una preferenza politica, ma non per forza fanno capo ai partiti e di certo non prendono ordine da essi. 
 
Non so quale sia l’idea di democrazia del nostro anonimo lettore, quanto conti per lui il concetto di autonomia locale.
In ogni modo mi pare che l’idea che spetti ai dirigenti provinciali di Lega e PdL indicare (o nominare?) i sindaci dei nostri Comuni è un’enormità, ai limiti della decenza (e infatti, come tutte le cose indecenti, si può fare, ma non si deve dire). E’ un’idea e una pratica che certo non giova all’immagine della parte che sostiene il nostro lettore, e tanto meno giova ai candidati che si prestano a questi giochi.
 
Che idea ci si deve fare di chi non è stato proposto per il suo impegno locale, ma viene calato dall’alto? Di un candidato che non viene scelto dal proprio territorio, ma anzi viene imposto da fuori, anche a dispetto delle volontà locali?
Non è cosa che riguarda solo i partiti, ma anche gli elettori: infatti che garanzie può dare, di agire in modo autonomo dalle parti politiche e nell’interesse di tutti i cittadini, un candidato che ha by-passato la prima naturale selezione del ‘fare la gavetta’?
Chi inizia così la propria ‘carriera’ può anche dirsi fortunato, ma non andrà molto lontano, se non saprà fare le rinunce necessarie, come per qualunque conquista vera nella vita.
 
Vorrei invitare perciò il nostro lettore a considerare che la politica, quella seria, che serve alla gente e non ai partiti, non è quella che si fa coi giochini e con gli accordi politici segreti ( ‘segreti’ che poi, nei nostri paesi, sono come quelli…. di Pulcinella e portano solo a perdere fiducia in chi ci deve amministrare).
 
E’ un invito che credo di poter fare con qualche esperienza: i partiti non entrino dove non devono, facciano politica, gli amministratori lasciamoli scegliere alla gente.
 
saluti cordiali

Roberto Caielli - Consigliere Comunale a Sesto (da qualche anno...)

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