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Una suora puo’ essere trasferita, ma c’è modo e modo

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1 settembre 2011

Fosse stata una moglie si direbbe che è stata ripudiata. Fosse stata un’operaia, una cassiera o un’impiegata si direbbe che è stata licenziata in tronco.
In entrambi i casi la persona che ha subìto tali improvvise e perentorie decisioni può ricorrere alla giustizia civile.
Ma cosa fare se la persona è una religiosa, trasferita dal Vescovo e che perdipiù ha fatto voto di obbedienza? Nulla.
Obbedire.
E lei, Sonia, secondo nome Suor Suora o altri vezzeggiativi, obbedisce.
Ma io non ho fatto nessun voto, e quindi protesto.
Protesto, sia chiaro, non per il trasferimento. Quello si sa che prima o poi arriva. Ma protesto per la pessima gestione della circostanza da parte dei suoi superiori. Pessimi i tempi e pessime le comunicazioni.
Per essere compresa meglio voglio trattare la questione come se fosse un trasferimento "laico", aziendale, nulla a che vedere con la religione, la fede o altro.
Sonia ha ricevuto un incarico dal suo capo un po’ di anni fa: organizzare e far funzionare la sede di Gurone. Lei, abiti civili, nei primi giorni di incarico si sarà sentita un po’ a disagio sentendo le voci di paese dichiarare che sarebbe resistita poco tempo. Ma Sonia è una che non si scoraggia. E soprattutto non molla mai.
E così è stato. Per anni Sonia ha lavorato con risultati eccellenti: gli adolescenti sono una corazzata, l’oratorio estivo ospita più di trecentocinquanta bambini e ragazzi avvalendosi di un giro di volontari che supera il centinaio, le collaboratrici-catechiste sono sotto la sua supervisione, altrettanto le lezioni del doposcuola. Poi ci sono le attività extra moenia: le visite e l’assistenza a domicilio o all’ospedale, l’insegnamento alla scuola media.
In tutti questi incarichi, complessi e impegnativi, dove non hai dipendenti ma i collaboratori te li devi cercare e motivare non con la moneta sonante, Sonia ha dimostrato capacità ‘manageriali’ non comuni, una grande forza e una resistenza da dieci e lode. Certo, come in tutti i ruoli di responsabilità, aveva i soliti problemi: le risorse che scarseggiano, le lamentele di alcuni ‘collaboratori-genitori’ troppo suscettibili o eccessivamente protettivi nei confronti dei figli, la propria insoddisfazione dettata dalla consapevolezza che si potrebbe fare di più se solo ci fosse più supporto e lavoro di squadra… Nulla l’ha mai fermata.
Ora è arrivato il momento di intraprendere le stesse fatiche in un altro posto. D’accordo. Detto fatto e tutti zitti. Manco si spostasse sacco di patate.
Così io protesto: un grazie pubblicamente dichiarato dal suo capo sarebbe stato gradito. Sono sicura che Sonia non ne avrebbe fatto motivo di vanto, ma le avrebbe confermato di essere sulla strada giusta, di essere BRAVA. Ed essere bravi vuol dire onorare il Signore, vuol dire non sprecare i talenti che si hanno, senza il timore di non essere umili.
Questa mia testimonianza, che peraltro io sospetto sarà di imbarazzo e fastidio per la stessa Suor Suora, forse non otterrà l’effetto che io desidero, cioè che il trasferimento avvenga con tempi e metodi più morbidi, rispettosi, ma placherà spero quel bisogno di rendere esplicito il mio pensiero ed il mio sentimento di GRAZIE SONIA.

Nicoletta Montanini Colombo

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