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“Varese ha ancora bisogno dei socialisti!”

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17 settembre 2011

Egregio Direttore,
leggo in questi giorni la polemica fra lei e Antonio Di Biase che vorrebbe la situazione della Lega attuale essere simile a quella del PSI di Bettino Craxi negli anni Ottanta (M. Giovannelli, La cadrega non c’entra, "Varese News", 14 settembre 2011; A Di Biase, Meglio ladro che leghista, "Varese News", 16 settembre 2011) . Infine, la parziale rettifica al suo primo intervento (M. Giovannelli, Il potere logora chi ce l’ha, "Varese News", 16 settembre 2011).
Ho sempre apprezzato i suoi interventi per la lucida capacità con cui analizzano la situazione nazionale, oltre che locale e per l’originalità. Devo, in questo caso, parzialmente ricredere.
Trovo le sue osservazioni iniziali piuttosto stantie. La rilettura degli anni ottanta è in corso. Sulla crisi e l’epilogo della prima repubblica non c’è storico di qualche peso e, oggi, neppure pubblicista serio e documentato che attribuisca soltanto al PSI di Bettino Craxi la responsabilità della degenerazione del sistema politico. Se leggiamo la storia di quegli anni sotto il profilo della questione morale, la vicenda di Penati, oggi, dimostra quanto sia stato ingannevole l’adagio che voleva il PCI e i suoi eredi "diversi".
Chi ha preso in esame le fonti d’archivio del PCI e volesse rileggere un intervento di Napolitano di un Comitato centrale del 1974 (non dell’ultimo decennio), trova passaggi in cui si denunciano "Imbarazzi e compromissioni venuti al nostro partito da certe pratiche".
Sempre nelle carte del PCI, ancor più esplicito l’intervento di Elio Quercioli, quando dice: "Nelle amministrazioni pubbliche prendiamo soldi per far passare certe cose". Le entrate occulte del PCI erano classificate con la dicitura "entrate straordinarie" denominazione che fu poi cancellata dal bilancio.
Mi sembra, pertanto, fuori luogo continuare in una polemica destituita di fondamento storico.
La deriva dei partiti della prima repubblica fu un fatto incontrovertibile posto in capo soltanto ai socialisti di cui profittarono, a destra e a sinistra, un ceto politico che non si è dimostrato migliore. Se la destra ci ha condotto nella peggiore crisi morale ed economica della nostra storia unitaria, a sinistra non si vedono progetti in grado di risollevarci dalla crisi attuale. Trovo, pertanto, alla luce del degrado presente, anacronistica la sua polemica e infondata secondo il metodo comparativo che scrive di aver adottato.
Se invece passiamo a discorsi che riguardano il presente, mi sembra, di poter condividere molte delle sue affermazioni. Senza nulla togliere a singoli esponenti di vaglia della Lega Nord, che il partito Lega – partito etno-nazionalista – come viene classificato dai sociologi e politologi della politica, sia stato il più grande inganno dell’ultimo ventennio.
Non c’è neppure una delle emergenze su cui la Lega era nata che è stata risolta: giustizia, stagnazione, emergenza criminalità, competitività, scuola, emergenza morale e democratica, riforme istituzionali, debito pubblico. Lei stesso ricorda la scarsa coerenza sul federalismo, tema strumentalizzato sopra tutti.
Oggi, siamo di fronte ad una crisi della democrazia ben più grave del 92-93. Se il centrodestra e la Lega fra queste, hanno gravissime responsabilità, anche il centrosinistra non è esente. Il sistema politico su cui sono state costruite le fortune del ceto politico attuale è allo stremo. Non è un caso se il presidente Napolitano, al recente meeting di Rimini, definisca il bipolarismo nostrano come "selvatico, rissoso, inconcludente" che sta facendo pagare un prezzo all’Italia "insostenibile".
Nei prossimi mesi assisteremo all’epilogo del sistema di potere berlusconiano, ma non è detto che il "berlusconismo", la cui cifra di fondo affonda nel populismo reazionario, si esaurisca con Berlusconi. La stampa e i media liberi promuovano dibattiti pubblici e invitino anche i socialisti che in questi anni stanno tentando con coerenza di tenere viva la cultura politica di sinistra riformista nel paese. La smettano di escluderli dal dibattito pubblico. La democrazia italiana per uscire dalla crisi ha bisogno dei socialisti. Stiamo lavorando ad un "Progetto per l’Italia" per definire i tratti di un nuovo patto fra cittadini e istituzioni, un sistema politico istituzionale che potenzi le istituzioni figlie del voto popolare.
La "democrazia senza democrazia" non ci sta bene.
Porteremo all’attenzione dei cittadini il nostro "Progetto per l’Italia" nei prossimi mesi con la modestia dei mezzi che ci contraddistingue. Per concludere, mi sento di dire che non si tratta di essere "meglio ladri", cosa quanto mai deleteria, "che leghista", condizione che mi auguro molti elettori e militanti leghisti vorranno rivedere. Anzi, a loro lancio un appello: " Siamo pronti, cari elettori leghisti, a discutere con voi. Le soluzioni stanno in un modello sociale coeso, in una società aperta, in una economia sociale di mercato. Basta con le illusioni separatiste ". I socialisti che possono essere appellati tali, non quelli delle derive individualistiche, i socialisti che hanno tenuto in vita anche in provincia di Varese la comunità socialista, insieme a chi scrive, sono convinti che bisogna lavorare al "compromesso socialdemocratico", quel compromesso che Giorgio Ruffolo definisce una "sorpresa della storia".Abbiamo di fronte la necessità di definire il difficile rapporto tra stato e mercato, tra democrazia e capitalismo, se vogliamo un’Italia che non arretri, ma cresca e si sviluppi. Per realizzare tutto ciò c’è ancora bisogno del PSI in Italia e anche in provincia di Varese. Mi inviti, caro direttore, al dibattito pubblico che promuove, mi consenta di fornire un contributo. Ne guadagnerà, scusi la presunzione, il panorama democratico della nostra realtà locale. Ringrazio per l’ospitalità. Con stima.

Giuseppe Nigro, Segretario Provinciale PSI Varese

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