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Varese in serie A: una grande opportunità per ripensare lo sport come priorità

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5 aprile 2011

Varese è città che ama lo sport: la tradizione e l’attualità ne sono conferma. I biancorossi in corsa
per la serie A, ma anche il basket, l’hockey, il canottaggio, il rugby, la pallanuoto, il ciclismo, il
trekking e l’alpinismo, nonché la significativa presenza sul territorio delle associazioni sportive
per disabili sono una grande risorsa, un mondo attivissimo, che raccoglie migliaia di persone in
società professionistiche, semiprofessionistiche o dilettantistico-amatoriali, in molti casi garantite
dal volontariato.
Lo sport è anche grande strumento educativo e formativo per bambini, ragazzi, giovani: la pratica
sportiva, l’educazione alimentare, la dimensione relazionale dello stare in gruppo e dell’andare
insieme verso un unico comune obiettivo sono occasioni di crescita che vanno ad affiancare il ruolo
della famiglia e della scuola.
Lo sport è opportunità di aggregazione, sia per i ragazzi che, praticandolo, imparano a sottrarre alle
fauci di televisione e videogiochi il loro tempo libero, sia per gli anziani che potrebbero ritrovare
nel loro quartiere una pista da bocce per un pomeriggio non da soli o il corso di mantenimento e
ginnastica dolce.
Varese deve favorire lo sport per tutti, riconoscendolo come elemento costitutivo, assieme ad altri,
della coesione sociale, della attenzione a tutti, del progetto collettivo di una città del benessere.
La possibilità che il Varese vada in serie A è quindi un forte traino per volere che lo sport sia una
delle priorità amministrative.
Non mi riferisco solo agli impianti sportivi e allo stadio in particolare, ma anche ad una attenzione
nuova e costante che l’Amministrazione, in collaborazione con gli enti di promozione sportiva,
deve garantire alle tante associazioni presenti sul territorio, valorizzandone la portata e favorendo la
pratica sportiva in tutti gli ambienti dilettantistici e amatoriali.
Il tifo per il Varese ha infatti smosso un entusiasmo che fa tornare alla mente e la grande tradizione
calcistica e cestistica cui qualche decennio fa eravamo abituati: le 5000 persone che seguono le
partite giocate “in casa” stanno contribuendo a dare una bella immagine di città che si unisce, fa
gruppo, si identifica nella squadra del cuore.
Non dobbiamo ignorare la grande portata che questo fenomeno sta assumendo e il significativo,
indiscutibile contributo che sta offrendo alla prospettiva di una progettazione della cultura e dello
sport nella nostra città.
Una ristrutturazione dell’attuale o la costruzione di un nuovo stadio sono perciò una occasione che
Varese non può perdere perché rappresenta un grande vantaggio per la città stessa, nel momento
in cui si sceglie di fare dello stadio un centro dello “sport per tutti”, affiancando al campo da calcio
impianti che favoriscano la pratica di diverse discipline e che siano fruibili da associazioni, famiglie
e privati cittadini.
Luisa Oprandi

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