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Veleni e bandiere

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14 gennaio 2009

Egregio Direttore,
una certa parte di cittadini, per testimoniare una appartenenza nazionale usa la bandiera come icona e la patria come concetto.
Passano gli anni, cambia la popolazione si trasforma il territorio, si aggiungono o si mischiano i costumi sociali, le tradizioni, il modo di pensare.
Un paese che ha decine di parlamentari condannati da un tribunale, che si fregiano ancora del titolo di onorevoli, casi sconcertanti di malasanità, di persone che muoiono per negligenza delle strutture, un paese che ha permesso di disseminare 80 milioni di tonnellate di amianto su tutto il territorio nazionale, mettendo a rischio sicuro di morte, milioni di persone.
Altri casi di immissione di veleni sul territorio, come i fanghi rossi di Marghera, le acciaierie di Taranto.
Soldati che vanno in missione, tornano senza sparare un colpo, ma che muoiono dopo pochi mesi colpiti da malattie contratte in servizio.
Con queste ad altre tremendi disfunzioni, questo paese non ha un futuro, la giustizia è inefficace perché le leggi che vengono licenziate, sono pensate in modo tale che i colpevoli e furbetti del quartierino, non vengano mai condannati, oppure non facciano neanche un giorno di galera.
Sinceramente da parecchi anni non mi sento di appartenere ad un popolo, ad una patria di questo tipo.
Ho solo in forte considerazione e nel mio cuore, tutti coloro che molti anni fa, si sono sacrificati e sono morti per conquistare la libertà, sperando in un progresso sociale futuro.
Quando vedo sventolare la bandiera tricolore, il mio ricordo, il mio affetto fraterno e profondo va a loro, esclusivamente a loro.
Non verserò neanche una goccia di sangue per un tipo di patria che per negligenza delle proprie istituzioni, mette in pericolo la nostra vita e quella dei nostri figli/e
Grazie dell’attenzione.

Felice Ferrazza - Gallarate

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