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Vitalizio ai ragazzi di Salò

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15 gennaio 2009

Caro direttore,
nella lettura dell’articolo in oggetto e nelle parole espresse da parte dell’ANPI e dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale riscontro tutta quella “povertà” d’animo che ancora oggi costringe la nostra Italia a dividersi accecata dalla rabbia di alcuni tra i suoi cittadini che contribuiscono a rinforzare, e anzi sollecitano addirittura, divisioni che si perdono nella notte dei tempi e che tanto male continueranno a fare
fino a che ce ne sarà memoria.
Dunque, leggendo, mi pare di capire che cittadini italiani, persone che sessanta anni fa hanno combattuto una guerra, sicuramente ingiusta, forse pure dalla parte sbagliata
(anche se è più facile dirlo ora), che hanno causato dolore ma che, sono sicuro, ne avranno a loro volta subito…cittadini che sono probabilmente ora (poco) arzilli vecchietti che hanno cresciuto figli, lavorato, prodotto PiL, pagato imposte e canoni rai..e forse visto nascere e accudito nipotini..beh questi cittadini non sono degni di essere paragonati ad altri vecchietti
che dall’altra parte li hanno combattuti.
Solo il sangue che si è versato da una parte e dall’altra era lo stesso? Oppure nemmeno quello? Forse il sangue dei ragazzi di Salò, mi verrebbe da pensare, era giusto che fosse versato.
Perchè le ragioni stanno sempre da una parte sola.
Anche dopo sessant’anni…
Nonostante siano passati sessant’anni…
Forse avete ragione voi, voi dell’ANPI: questi repubblichini nemmeno si meritavano di raggiungere l’età avanzata. Bisognava sistemare le cose prima. E farlo meglio. Figurarsi se ora è immaginabile parificarli al Vostro livello. Concedergli qualche soldo per concludere dignitosamente la loro esistenza (segnata dal dolore, come la Vostra) sarebbe addirittura offensivo.
E ha ragione anche l’amareggiato Vassalli, forse.
Al solito la Corte Costituzionale non perde l’occasione per sottolineare non l’uguaglianza davanti alla legge, bensì che qualcuno è più uguale di altri.
Ora basta scherzare signori miei…Scendete dal Vostro pulpito e smettetela di arrogarVi il diritto di “avere sempre ragione”. Sessant’anni fa è successo qualcosa a livello mondiale, e voi continuate a parlare di beghe da quartiere. Quelle persone, quelle che sono ancora qui a raccontare, e quelle che non ne hanno avuto il tempo perchè freddate da un colpo di mitra o assassinate da mani nemiche, hanno combattuto tutte e, da una parte o dall’altra, hanno sofferto, perso degli amici, visto cose orribili.
Chiudiamo quel capitolo.
Facciamolo anche in loro memoria.
Nella memoria di esseri umani che non hanno avuto tempo…
perchè gente come noi ne avesse..
Gente che invece quel tempo lo spreca a soffermarsi sulle sfumature nere, rosse, gialle…
Ma i colori dopo così tanti anni ancora non sono sbiaditi?
Gente che oggi nel suo avere sempre ragione invoca la libertà di altri popoli, a qualsiasi costo, e affolla le piazze contro chi sessant’anni fa ha perso sei milioni di fratelli.
Ma anche quei deportati non erano al Vostro livello…..vero?
Sono triste, in un mondo dove nessuno perdona nessuno..dove la pace è solo una bandiera da esporre sui balconi (ma solo quelli di alcuni…mentre altri non ne hanno diritto)..beh,
l’unica soluzione è fare la guerra…e dimostrare ancora una volta di avere avuto ragione.
Grazie, signori miei.

A. G.

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