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“ Zero a zero”? No, al primo tempo: uno a zero per Bersani!

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28 novembre 2012

Gentile direttore,
le primarie del Pd si sono rivelate un potente strumento di partecipazione democratica. In una fase come l’attuale di evidente crisi dei partiti, di fronte al dilagare dell’astensionismo, dell’antipolitica e del populismo, quasi tre milioni di cittadini hanno ribadito la loro volontà di contare e scegliere il leader della coalizione di centro-sinistra Si tratta di un grande evento  che non può che far bene alla democrazia del nostro Paese, prima ancora che al Pd.  E’ stata una bella risposta  e un argine consistente all’antipolitica e al populismo. La reazione stizzita e irridente di Grillo e del suo movimento 5 Stelle deve essere considerata come un gesto di nervosismo di fronte ai quasi tre milioni in fila per votare. Oggi  Grillo irride le primarie del Pd ieri ha fatto le carte false per parteciparvi. Il partito democratico con queste primarie è riuscito a  mobilitare passioni, partecipazione ed attenzione mediatica, risalendo nei sondaggi e  superando la soglia del 33%. Bersani ha conseguito un risultato considerevole: si è imposto su 17 regioni su 20. Nelle grosse città, nel Nord e soprattutto nel Mezzogiorno. In Calabria, Sicilia, Sardegna, Campania e Basilicata dove ha superato la maggioranza assoluta. In totale ha avuto un risultato del 44,9% dei suffragi; mentre Renzi invece avvicina Bersani in Piemonte e Veneto e si afferma paradossalmente in Toscana, Umbria e Marche, regioni tradizionalmente “rosse”, ma non in Emilia Romagna, raggiungendo un considerevole risultato pari al 36,5% dei voti espressi: 9 punti meno rispetto al segretario. Domenica prossima ci sarà il doppio turno e  già  il clima  si sta surriscaldando. Bisognerà  evitare a tutti i costi che la competizione si trasformi con colpi bassi in un pericoloso duello, tra i due contendenti e che i cittadini che si sono schierati con i due leader tentino di escludersi e di elidersi a vicenda. Purtroppo certe affermazioni dello staff del sindaco di Firenze e dello stesso Renzi già prima delle elezioni, ma anche durante le votazioni e  immediatamente dopo i risultati, non promettono nulla di buono. Gli attacchi a Bersani quando era ministro, l’insistenza menzognera da parte di Renzi, nel ricordare che è stato lui a volere le primarie e il doppio turno;  il tentativo di contestare le regole già approvate all’unanimità per il primo e secondo turno;  il voler insistere contestando i risultati elettorali, parlando a scrutinio ultimato di una “differenza con Bersani di soli 5 punti”; la protervia nel richiedere la pubblicazione immediata on line dei risultati delle varie sezioni, come se si trattasse di un verbale di poche righe di un’assemblea  condominiale e non della pubblicazione di migliaia di verbali delle primarie dello stesso partito; la contrapposizione sistematica e ricorrente di  un “noi”e “loro”; questo voler ad ogni costo trasformare tutto in battute calcistiche, secondo cui il risultato delle primarie sarebbe uno “zero a zero” ecc.; richiamano una pratica deteriore berlusconiana spesso usata dal Cavaliere nelle precedenti elezioni e gettano ombre  e sospetti in una pur luminosa e bella competizione e non fanno presagire nulla di buono per l’avvenire. Ma speriamo in un ravvedimento del “rottamatore”.  Analizziamo ora  la veridicità di queste sue affermazioni. Le primarie le ha volute  non Renzi, ma Bersani, certo con l’ostilità dichiarata dei vari big del partito, che erano contrari; e se oggi Renzi è diventato un leader nazionale, con un largo seguito, ed ha potuto dare un contributo notevole alle primarie, lo deve certo,  alla sua bravura, alla sua capacità comunicative, ma soprattutto lo deve al segretario che, cambiando lo statuto, che non lo consentiva, gli ha  permesso di partecipare alle primarie. Oggi Renzi dice che è stato lui ad imporre il secondo turno; mentre è a tutti noto che era contrarissimo all’inizio, durante la definizione delle regole, perché pensava di vincere al primo turno, temendo che i voti di Vendola si aggiungessero in un secondo tempo a quelli del segretario. E’ stato ancora una volta Bersani a dire che il leader doveva vincere con una forte maggioranza assoluta e che quindi occorreva un secondo turno. Se avesse dato ascolto a Renzi oggi, con nove punti di distacco, sarebbe già tutto finito, e sarebbe lui il leader della coalizione; ma è bene che si vada avanti così e che il vincitore esca con una forte legittimazione popolare. E che dire della questione delle regole per il ballottaggio che vuole cambiare, dopo averle approvate ufficialmente? Si possono cambiare le regole  in corso d’opera, mentre si gioca, secondo le convenienze del momento? Forse Renzi  fa affidamento in una votazione aperta e indiscriminata, che potrebbe favorire il soccorso inquinante  dei voti leghisti, fascisti e berlusconiani, (che già in parte si sono infiltrati al primo turno) per recuperare il divario?
 E che dire di questo continuo contrapporre un “noi” a un “loro”, nemmeno si stesse facendo campagna elettorale contro Berlusconi? A proposito, perché lo stesso accanimento contro i vari D’Alema e Bindi, non li rivolge verso i dirigenti del  centro – destra, cioè verso  i responsabili dello sfascio italiano, verso  i veri avversari dei democratici e dell’Italia? Dimentica Renzi  che questi signori tengono in ostaggio il Paese con un Berlusconi tentennante e latitante e un Parlamento, composto non da eletti, ma da nominati, che non riflette più la volontà  mutata del Paese rispetto alle ultime elezioni? E che dire di questo suo insistere su un risultato delle primarie finito “zero a zero”? E’ vero che ogni ballottaggio fa storia sé, ma Renzi ha un handicap di migliaia di voti da recuperare, certo non impossibile, ma questo vale anche per Bersani, che può aumentare il distacco. Il primo tempo non è finito 0 a 0, come si affanna, mistificando Renzi  ma 1 a 0 per Bersani e da questo risultato che ricomincia il secondo tempo. Infatti ci sono 9 punti da recuperare: non molti, ma nemmeno pochi.
Penso che sia meglio che si gettino questi slogan propagandistici alle ortiche e ci si impegni ad alimentare la competizioni su temi veramente cari agli italiani: la crisi, la  disoccupazione,  il lavoro, i giovani ecc. Oggi il centro – sinistra ha dato una bella prova di sé; ma ora bisogna cominciare a costruire il nuovo Pd, perché quello nato in vitro che vedeva le componenti di ex PCI, ex DC è stato spazzato via dalle primarie, che hanno posto finalmente le premesse per un vero, unitario partito dei progressisti in grado di ridare una  speranza agli italiani, a tutti gli italiani.

Romolo Vitelli

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