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New
York - Massimo Lamperti, uno dei varesini presenti, racconta la
sua esperienza
LA MARATONA
più bella e calda del solito
La
maratona è stata ancora una volta più bella e imprevista di
quanto mi aspettassi. Quest'anno c'è stato un tempo anomalo a
causa della Indian Summer che ha alzato la temperatura di
parecchi gradi arrivando al giorno della maratona a quasi 20 gradi
e che ha permesso a tutti di correre nel modo più libero
possibile. La partenza dal ponte di Verrazzano è stata senza
problemi, ho corso per i primi 20 km con un mio amico di Milano
tenendo un ritmo basso a causa del ritardo iniziale di quasi 6
minuti al momento dell'attraversamento del ponte. Il ritmo si è
alzato sui 5 e15 solo dal 10km in avanti e da lì è stato un
crescendo nonostante le salite insidiose. Quest'anno il caldo mi
ha costretto ad assumere molti più liquidi sin dall'inizio e sono
arrivato al 30 km senza problemi. L'unico inconveniente si è
verificato al 22miglio quando ho iniziato ad avvertire un forte
dolore al ginocchio a causa di una tendinite che mi causa da tempo
qualche problema e che mi ha portato ad una drastica riduzione del
ritmo di gara fino a farmi finire in 4ore e 10 con mille dolori,
ma grande gioia. La città ancora una volta mostra il suo lato
più caldo durante la gara dove la gente ti urla per spronarti a
finire la tua gara. Quest'anno mi sono tatuato il nome su un
braccio e chiunque mi vedesse mi incitava ad andare avanti; "good
work", "we can do it", "go Max", frasi
come queste mi hanno portato in fondo.
Adesso magari zoppico ancora
un po’, la tendinite non è finita e non posso ancora allenarmi
per questo motivo. La voglia di andare avanti a correre però è
dentro di me e mi piacerebbe trasmetterla anche ad altri, mi
piacerebbe vedere una città come Milano diventare per un girono
così viva come è NY nel giorno della maratona, senza vedere
automobilisti arrabbiati, motociclisti che scalpitano per
attraversare appena il primo corridore si attarda. La corsa deve
essere un divertimento ma anche un momento di aggregazione. NY,
già dallo scorso anno, ha dimostrato di voler reagire al duro
colpo subito con l'11 settembre e la maratona è stato un modo.
Forse in Italia non abbiamo bisogno di maratone? O forse il calcio
è il vero protagonista nel bene e nel male dei nostri momenti di
aggregazione? Io non lo so, però visto che mi piace continuerò a
correre e spero di portare con me altri.
Massimo Lamperti
(10 novembre 2003)
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