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New
York - marco secco, Uno dei runners varesini, racconta la propria
esperienza
new York city marathon, il
mio giorno più lungo
New
York, domenica 2 novembre 2003, ore 5.00 … suona la sveglia ….
inutilmente … siamo già ben svegli: è il grande giorno... il
giorno della maratona. Dopo tanto parlarne, dopo tanti allenamenti
finalmente è giunto il momento atteso! Scendiamo a fare colazione
e il bar, che il giorno prima alla stessa ora era deserto (c'ero
solo io che non dormivo a causa del jetlag) è pieno di
maratoneti. Io, Franco e Nicola ci accontentiamo di pane,
marmellata e caffè e guardiamo con un po' di invidia qualche
americano che si abbuffa con uova, pancetta e cappuccino con panna.
Risaliti in camera ci prepariamo, in silenzio, ognuno con i propri
pensieri…. sarà una lunga giornata. Alle 6.30 la hall
dell'hotel è gremita di gente, la navetta è puntualissima: si
parte insieme a Federico e Guido per il punto di ritrovo, Staten
Island, alla base del ponte di Verrazzano.
Cominciamo a renderci
conto di cosa voglia dire la maratona di New York: una processione
interminabile di pullman che scaricano gente ininterrottamente,
una folla immensa, ma anche lo spazio a disposizione è immenso.
Attendiamo il momento della partenza; il livello di adrenalina
comincia a salire…. Nessuno di noi è un "vero"
atleta, ma ci teniamo ad arrivare in fondo… a qualunque costo:
poco prima delle 10.00 ci salutiamo, ognuno raggiunge il proprio
settore di partenza. Alle 10.10 il colpo di cannone: la maratona
di New York 2003 è iniziata e ci siamo anche noi… ci sono
anch'io… quasi quasi non ci credo ancora. Io e Franco siamo
insieme e dopo lunghissimi 10 minuti di coda saliamo sul ponte di
Verrazzano e cominciamo a correre. Una sensazione incredibile, il
ponte è invaso da un fiume in piena di gente, quanta gente…
36.000 persone!!! Correre ad un ritmo costante è impossibile, è
uno slalom continuo tra la gente fino al 3° miglio, poi il lungo
serpentone si sgrana e riusciamo a correre meglio.
I newyorkesi
sono ovunque ad incitarci, è un grido unico "go! go!",
i bambini ti danno il cinque, complessini suonano ad ogni punto di
rifornimento, i km passano, anzi le miglia, il ritmo è buono ma
fa un caldo atroce… troppo caldo. Superiamo insieme il
traguardo della mezza maratona e….comincio a non tenere più il
ritmo. Sto pagando lo slalom iniziale e il caldo…. Franco
invece sta benissimo, ci separiamo, adesso inizia la mia maratona
personale, devo tenere duro, devo ripartire. Cammino qualche
centinaio di metri e ricomincio a correre, più piano, non guardo
neanche più il cronometro…. Passano lentamente le miglia, i
ponti, i lunghi viali e non avevo mai pensato che la maratona di
New York fosse un continuo saliscendi spezza gambe. E' finalmente
ecco Central Park, mancano due miglia, ancora uno sforzo e, fra un
tifo da stadio che i newyorkesi hanno riservato a tutti i
partecipanti, passo il traguardo. Una ragazza mi infila al collo
la medaglia: è finita ma che fatica... Il mio cronometro segna
3 ore 59 minuti e 36 secondi: la soddisfazione di essere rimasto
sotto le 4 ore anche solo per una manciata di secondi è grande.
Franco è stato grande: ha concluso in 3h 43', lo stesso tempo di
Nicola. Dopo l'arrivo i volontari dell'organizzazione
distribuiscono bevande e frutta e il mitico telo argentato che
dovrebbe proteggere dal freddo e dal vento (tipici della maratona
di New York) ma che oggi proprio non servono. Qui lo scenario
cambia: il pubblico è lontano, l'adrenalina è finita, tutti
camminano in silenzio, irrigiditi e a testa bassa per raggiungere
i camion con le borse. Ci ritroviamo in hotel, una meritata doccia
e via "di corsa" a goderci una meritata cena. Argomento
delle discussioni ovviamente gioie e dolori della giornata …..e
la scelta della prossima maratona !
(6 novembre 2003)
Marco Secco
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