OLIMPIADI 2004

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Un popolo di faticatori

Il 20 agosto abbiamo vinto l’oro nella marcia.
Venti i chilometri. Un altro successo in una specialità dove la fatica fa da padrona.

Ma chi l’ ha detto che gli italiani non amano lavorare duro?
Ci riscopriamo dei vincenti sempre nelle discipline più pesanti.
Dalla maratona al canottaggio. Dal nuoto alla scherma. Siamo un popolo che ama il rapporto con la fatica. E’ vero   che negli ultimi anni ci siamo un po’ allontanati dall’idea di  duro allenamento, perché il benessere ci fa apprezzare le  comodità.
Ma nemmeno più di tanto. Siamo, comunque, gente che non fugge la fatica. Ci ritrovi a correre per le strade la  domenica e anche il giorno di Natale. O magari, dopo il lavoro, in bicicletta per un paio di ore o a nuotare.
Ma i veri faticatori sono i nostri campioni. Che vincono, è vero, ma svolgono anche allenamenti massacranti.
Come Valentina Vezzali che il giorno dopo la competizione pensava già al giorno d’inizio attività.
La Vezzali, nonostante abbia in programma un figlio, pensa  di partecipare al mondiale dell’autunno 2005. E sono addirittura i dirigenti che la invitano a prendersi un bel periodo di vacanza. Giustamente. Bisogna mettere dei freni a questa ragazza di Jesi che ha scritto la storia della scherma. Questo esempio ci fa capire quanto i nostri campioni sappiano vivere a tu per tu con il dolore atletico, fisico e mentale. Quanto sia anche gratificante per loro.
La Trillini, altra che con il fioretto ha stupito il mondo, sta pensando ad un figlio ma non al ritiro. A 34 anni – non che  siano tanti ma è da 18 che Giovanna è ai massimi livelli - vuole ancora combattere e la fatica degli allenamenti non la spaventa. Parlando con i campioni dello sport capisci che il problema più grosso per un atleta è la fatica mentale e  non quella fisica. E noi italiani siamo molto bravi a sopportarla se sei ore al giorno di allenamento possono  sembrarci normali. Accettiamo, pur di vincere.
Ed  Elia Luini, lo sfortunato del canottaggio che puntava all’ oro, non si è certo risparmiato. Sei ore al giorno a remare. A sudare. E sei ore fanno quasi paura. Eppure i nostri sembrano in generale i meno dotati di tutti. Hanno fisici ben scolpiti ma niente di mostruoso. Non hanno muscolature esagerate e nemmeno sono dei giganti. Allora perché siamo forti nello sport, pur appartenendo ad uno stato abbastanza piccolo? Forse anche perché sopportiamo bene la fatica mentale?
Questo è senz’altro un aspetto importante. Vuol dire  partire avvantaggiati. Almeno nella testa.
Se si pensa che la Idem, la numero uno del kayak, è ancora in lizza per un oro ed ha quasi raggiunto i quarant’anni, si capisce quanto siamo forti mentalmente.
E  Bettini? Un altro che con la fatica convive. Perché il  ciclismo è uno sport durissimo.
E il  nostro livornese ha dimostrato di avere forza mentale e fisica impressionanti, vincendo la prova nella prima giornata delle Olimpiadi. Popolo di gente che non si  arrende, dunque, gli italiani.
Ora un po’ più abituati alle  comodità ma sicuramente grandi faticatori.

Viola Valli