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NEWS
Un popolo di
faticatori
Il 20 agosto abbiamo
vinto l’oro nella marcia.
Venti i chilometri. Un altro successo in una specialità
dove la fatica fa da padrona.
Ma chi l’ ha detto che gli italiani non amano lavorare
duro? Ci
riscopriamo dei vincenti sempre nelle discipline più
pesanti.
Dalla
maratona al canottaggio. Dal nuoto alla scherma. Siamo
un popolo che ama il rapporto con la
fatica. E’ vero che negli ultimi anni ci
siamo un po’ allontanati dall’idea di duro
allenamento, perché il benessere ci fa apprezzare le
comodità.
Ma nemmeno più di tanto. Siamo, comunque, gente che non
fugge la fatica. Ci ritrovi a correre per le strade la
domenica e anche il giorno di Natale. O magari, dopo il
lavoro, in bicicletta per un paio di ore o a nuotare.
Ma i veri faticatori sono i nostri campioni. Che
vincono, è vero, ma svolgono anche allenamenti
massacranti.
Come Valentina Vezzali che il giorno dopo la
competizione pensava già al giorno d’inizio attività.
La Vezzali, nonostante abbia in programma un figlio,
pensa di partecipare al mondiale dell’autunno
2005. E sono addirittura i dirigenti che la invitano a
prendersi un bel periodo di vacanza. Giustamente.
Bisogna mettere dei freni a questa ragazza di Jesi che
ha scritto la storia della scherma. Questo esempio ci fa
capire quanto i nostri campioni sappiano vivere a tu per
tu con il dolore atletico, fisico e mentale. Quanto sia
anche gratificante per loro.
La Trillini,
altra che con il fioretto ha stupito il mondo, sta
pensando ad un figlio ma non al ritiro. A 34 anni –
non che siano tanti ma è da 18 che Giovanna è ai
massimi livelli - vuole
ancora combattere e la fatica degli allenamenti non la
spaventa. Parlando con i campioni dello sport capisci
che il problema più grosso per un atleta è la fatica
mentale e non quella fisica. E noi italiani siamo
molto bravi a sopportarla se sei ore al giorno di
allenamento possono sembrarci normali. Accettiamo,
pur di vincere.
Ed Elia Luini, lo sfortunato del canottaggio che
puntava all’ oro, non si è certo risparmiato. Sei ore
al giorno a remare. A sudare. E sei ore fanno quasi
paura. Eppure i nostri sembrano in generale i meno
dotati di tutti. Hanno fisici ben scolpiti ma niente di
mostruoso. Non hanno muscolature esagerate e nemmeno
sono dei giganti. Allora perché siamo forti nello
sport, pur appartenendo ad uno stato abbastanza piccolo?
Forse anche perché sopportiamo bene la fatica mentale?
Questo è senz’altro un aspetto importante. Vuol dire
partire avvantaggiati. Almeno nella testa.
Se si pensa che la Idem, la numero uno del kayak, è
ancora in lizza per un oro ed ha quasi raggiunto i
quarant’anni, si capisce quanto siamo forti
mentalmente.
E Bettini? Un altro che con la fatica convive.
Perché il ciclismo è uno sport durissimo.
E il nostro livornese ha dimostrato di avere forza
mentale e fisica impressionanti, vincendo la prova nella
prima giornata delle Olimpiadi. Popolo di gente che non
si arrende, dunque, gli italiani. Ora
un po’ più abituati alle comodità ma
sicuramente grandi faticatori.
Viola
Valli

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