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IL SACRIFICIO
Essere
atleti è veramente difficile. Altro che divertimento,
ozio, grossi stipendi, grandi
opportunità. C’è anche l’altra faccia della
medaglia. Quella che conosce solo chi di sport ne ha
masticato parecchio. Giornali e televisione esaltano le
imprese dei grandi,giustamente. Questi famosi, però,
dopo l’appuntamento cadono subito nel buio. A meno che
non si chiamino Totti o Del Piero. O tranne qualche rara
eccezione. Eppure questi atleti sono sempre presenti,
nascosti, spinti ad allenarsi e a sacrificarsi per il
grande obiettivo. Essere i numeri uno comporta enormi
sacrifici e rinunce. A volte inimmaginabili per chi non
è dell’ambiente. Al di là della mole di lavoro da
svolgere, se pensiamo solo che un Luini si allena per
sei ore al giorno, ci sono altri ostacoli da superare.
Spesso gli atleti di livello emigrano in varie
zone alla ricerca di ambienti ideali per svolgere la
preparazione e si trovano così costretti a fare i
nomadi per diversi anni, sempre pronti con le valigie
fatte. Questa, certo, è anche esperienza di vita però
porta a sentirsi a volte un po’ disorientati e a
perdere i riferimenti. Essere atleta vuol dire, poi,
darsi delle regole di vita. Orari rigidi, per esempio,
perché spesso ci si deve adattare alla disponibilità
delle strutture. Se la piscina è libera alle sei del
mattino, ci si allena alle sei del mattino! Rientri
serali forzati,un po’ perché si è stanchi, un po’
perché è importante riuscire a rendere il giorno dopo.
Certo gli atleti non sono dei reclusi. No, per
carità. Però può capitare per mesi di non avere
nemmeno il tempo di andare a fare un giro in centro
città. Se sei un vero campione dici di no anche a molti
vizi: fumo, alcool, fritti, cibi unti. Però questo
penso sia un grande vantaggio. Molti addirittura si
sottopongono a diete rigide per riuscire ad aumentare il
rendimento. Se sei atleta di livello, poi , devi
convivere con la stanchezza. Spesso si diventa un po’
apatici proprio perché molto affaticati. E a volte ci
si isola un po’. Perché dopo sei ore di allenamento
non è poi così facile mantenere rapporti sociali. Chi
deve conciliare il lavoro con lo sport ancora peggio. L’
agonismo è anche stress, pressione da parte dei media,
degli allenatori. Stress che derivano dal voler
necessariamente raggiungere un obiettivo. Paure di non
riuscire a dimostrare quello che si vale realmente. L’atleta
si allena duramente per anni in nome di qualcosa d’importante
e poi magari in una manciata di secondi vede svanire
tutte le sue aspettative. E’ veramente dura.Certo che
quando si vince si scorda tutto. Un processo di rimozione
fa dimenticare tutti i sacrifici fatti ed i momenti bui.
E se non si riesce ad arrivare al proprio obiettivo?
Generalmente chi è più forte si rimette in gioco e
riprova. Dobbiamo iniziare a guardare i nostri campioni
in modo diverso. Dobbiamo capire cosa c’è dietro le
loro imprese ed aiutarli sostenendoli. Questo
avvenimento olimpico è il massimo per un atleta
"non professionista" e dobbiamo sperare che i
sogni di tutti si avverino. Gente umile, speciale, che ha
dedicato la vita allo sport e in fondo ci fa divertire.
Viola
Valli

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