OLIMPIADI 2004

News


 
NEWS

IL SACRIFICIO

Essere atleti è veramente difficile. Altro che divertimento, ozio, grossi stipendi, grandi opportunità. C’è anche l’altra faccia della medaglia. Quella che conosce solo chi di sport ne ha masticato parecchio. Giornali e televisione esaltano le imprese dei grandi,giustamente. Questi famosi, però, dopo l’appuntamento cadono subito nel buio. A meno che non si chiamino Totti o Del Piero. O tranne qualche rara eccezione. Eppure questi atleti sono sempre presenti, nascosti, spinti ad allenarsi e a sacrificarsi per il grande obiettivo. Essere i numeri uno comporta enormi sacrifici e rinunce. A volte inimmaginabili per chi non è dell’ambiente. Al di là della mole di lavoro da svolgere, se pensiamo solo che un Luini si allena per sei ore al giorno, ci sono altri ostacoli da superare. Spesso gli atleti di livello emigrano in varie zone alla ricerca di ambienti ideali per svolgere la preparazione e si trovano così costretti a fare i nomadi per diversi anni, sempre pronti con le valigie fatte. Questa, certo, è anche esperienza di vita però porta a sentirsi a volte un po’ disorientati e a perdere i riferimenti. Essere atleta vuol dire, poi, darsi delle regole di vita. Orari rigidi, per esempio, perché spesso ci si deve adattare alla disponibilità delle strutture. Se la piscina è libera alle sei del mattino, ci si allena alle sei del mattino! Rientri serali forzati,un po’ perché si è stanchi, un po’ perché è importante riuscire a rendere il giorno dopo. Certo gli atleti non sono dei reclusi. No, per carità. Però può capitare per mesi di non avere nemmeno il tempo di andare a fare un giro in centro città. Se sei un vero campione dici di no anche a molti vizi: fumo, alcool, fritti, cibi unti. Però questo penso sia un grande vantaggio. Molti addirittura si sottopongono a diete rigide per riuscire ad aumentare il rendimento. Se sei atleta di livello, poi , devi convivere con la stanchezza. Spesso si diventa un po’ apatici proprio perché molto affaticati. E a volte ci si isola un po’. Perché dopo sei ore di allenamento non è poi così facile mantenere rapporti sociali. Chi deve conciliare il lavoro con lo sport ancora peggio. L’ agonismo è anche stress, pressione da parte dei media, degli allenatori. Stress che derivano dal voler necessariamente raggiungere un obiettivo. Paure di non riuscire a dimostrare quello che si vale realmente. L’atleta si allena duramente per anni in nome di qualcosa d’importante e poi magari in una manciata di secondi vede svanire tutte le sue aspettative. E’ veramente dura.Certo che quando si vince si scorda tutto. Un processo di rimozione fa dimenticare tutti i sacrifici fatti ed i momenti bui. E se non si riesce ad arrivare al proprio obiettivo? Generalmente chi è più forte si rimette in gioco e riprova. Dobbiamo iniziare a guardare i nostri campioni in modo diverso. Dobbiamo capire cosa c’è dietro le loro imprese ed aiutarli sostenendoli. Questo avvenimento olimpico è il massimo per un atleta "non professionista" e dobbiamo sperare che i sogni di tutti si avverino. Gente umile, speciale, che ha dedicato la vita allo sport e in fondo ci fa divertire.

Viola Valli