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Setterosa nella
storia
Missione
compiuta. Giornata straordinaria. Il setterosa agguanta
l'oro. Tutti in acqua a festeggiare. Staff tecnico
compreso e con vestiti. Bandiera tricolore in piscina e
l'inno che tuona nello stadio del nuoto. Lacrime di
gioia, urla. L'incubo più bello è finito nel migliore
dei modi.
E non si può parlare di miracolo perché le ragazze
sono straordinarie. La partita che hanno giocato è
stata un incanto. Ora possono lasciare la pallanuoto
senza rimpianti perché
hanno vinto veramente tutto. Sono atlete che hanno
dimostrato di avere un cuore grande ma soprattutto molta
testa. Testa perché non si sono scoraggiate mai nel
pomeriggio delle speranze - quello della finale,
intendo- nemmeno nei momenti di forte svantaggio. Testa
perché hanno saputo aspettare ancora quattro anni dopo
l'esclusione dall'Olimpiade del 2000.
Un' esclusione ingiusta ma oramai inutile polemizzare.
E il 26 agosto lo ricorderanno come il giorno più
bello. Il miglior epilogo per una carriera che le aveva
viste sempre primeggiare ma mai in un'Olimpiade.
Hellas, hellas ripeteva la tribuna. Quasi a scoraggiare,
a frenare l'impresa delle nostre. Anche un folto gruppo
di italiani andava a completare le 12000 persone
presenti. Una macchia tricolore in mezzo al bianco e al
blu.
Il commissario tecnico aveva raccomandato alle ragazze
"tappi alle orecchie" durante l'incontro. Per
non demoralizzarsi, per non sentire. Ma chi poteva
fermare le nostre invincibili pallanuotiste?
Non un tifo da stadio. Nemmeno la sorte di un rigore non
concesso e di un autogoal involontario.
Le nostre erano troppo ossessionate dalla vittoria per
lasciarsela sfuggire. Lacrime per le greche, allora, che
fino ai supplementari parevano indemoniate. Con una
Liosi sbocciata proprio per la finale. Un' atleta capace
di segnare quattro goal di seguito, senza pietà.
I quattro tempi canonici si sono chiusi in parità. A
seguire, due supplementari di tre minuti l'uno.
Tensione del caso, elevatissima.
E le nostre sembravano andare a fondo.Due goal di
svantaggio per le azzurre che pensavamo mentalmente
superiori nei momenti finali. Ma alla fine non hanno
tradito.Guai. Anni di sacrifici, un sogno inseguito ad
ogni costo. Molta coesione , complicità. Voglia di
vincere. Grego, Di Mario, Grego. Hanno l'oro al collo.
Tre goal che le hanno proiettate sul gradino più alto.
Non ha vinto la sfortuna e nemmeno la tensione. Ha vinto
la tattica, l'esperienza, la maturità di un gruppo che
Pierluigi Formiconi ha cresciuto con bravura e saggezza.
L' ha plasmato e l' ha condotto nell'Olimpo. La
pallanuoto di capitan Allucci vince l'Olimpiade 10 a 9.
Il punteggio non conta nulla. Quel che importa ora è
essere sul gradino più alto del podio a cantare insieme
l'Inno di Mameli. Perché insieme hanno creduto che
fosse possibile. Perché insieme hanno vinto.
Viola
Valli

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