Anita Brandolini è una ragazza di Marzio che da qualche anno vive a Firenze. Fin qui tutto normale, ma Anita è più di una semplice donna che si è trasferita in Toscana. I suoi studi al Dams l’hanno portata a laurearsi in “Storia di danza e mimo”, e successivamente ad intraprendere un percorso di danza aerea sui tessuti, una disciplina tanto affascinante quanto impegnativa, che va ben al di là del semplice spettacolo.

Anita, come è nata questa passione?
«Nel 2004 dopo la maturità ho trovato tramite internet Nicole Kehrberger, all’epoca una delle poche al mondo che eseguiva queste coreografie. Intanto i miei studi mi hanno portato a Firenze e questo mi ha permesso di seguire gli stage di Nicole, che svolgeva soprattutto in Toscana. Nello stesso periodo ho conosciuto Elena Manni, che mi ha seguito costantemente in questo percorso. Lo studio della danza mi ha aiutato molto nel mio processo di crescita e a mettere in contrapposizione uno spettacolo che possa comunicare qualcosa ad uno “circense” che è molto spettacolare ma ha poco contenuto».

E quindi per lei la danza cosa deve rappresentare?
«Comunicazione. Tramite il mio corpo e gli spettacoli che preparo meticolosamente voglio trasmettere qualcosa di più del semplice effetto scenico. Con la danza cerco di far trasparire la mia personalità a chi mi sta osservando e voglio che anche lo spettatore venga coinvolto emotivamente».



Come ci si prepara a una disciplina così complicata?

«Ogni mattina ho un lavoro fisico da svolgere di circa due ore per mantenere il giusto equilibrio tra forza ed elasticità muscolare. Mi alleno sia con esercizi di pilates e yoga, sia con esercizi rapportati più sulla forza. Non ho un preparatore atletico, è un percorso personale variabile che ho costruito sulle mie esperienze e tramite gli stage che seguo. Poi c’è tutta la parte di preparazione dello spettacolo, che prevede parti a terra e in aria. L’allenamento deve essere ottimo, dato che una mia esibizione dura circa quaranta minuti. Tengo personalmente degli stage rivolti a persone che si vogliono avvicinare a questa disciplina. Devo ammettere che questo mi aiuta molto per la crescita personale. Dalle persone più svariate si impara sempre qualcosa di nuovo: che siano infermieri o segretarie qualcuno riesce sempre a stupirmi facendo trasparire sensazioni nascoste che tramite la danza vengono fuori».

Dove si esibisce di solito?
«All’inizio andavo molto a festival o manifestazioni aperte, ma non mi piaceva. Come detto, tramite la danza voglio trasmettere le mie emozioni e il più delle volte ti chiamano solo per fare due piroette e una spaccata in aria. A me non soddisfa questo modo e può diventare pericoloso, perché viene a mancare la concentrazione di base necessaria. Per questo ho deciso di “stringere il cerchio” e partecipare solo a manifestazioni e spettacoli che possano avere un pubblico attento e desideroso di confrontarsi con l’arte. Anche per questo non ho mai preso in considerazione la via televisiva, più facile ma anche meno appassionata».

Il suo spettacolo si chiama “Solo corpi soli”. Ce lo può raccontare?
«Ho lavorato a questa esibizione dal 2012 al 2013 e dura circa quaranta minuti tra danza a terra e in aria. Ho stretto contatti con due musicisti, uno spagnolo e un italiano, con cui abbiamo creato la base sonora, oltre che con una video maker. Con i filmati regitrati ha poi creato una pellicola che ha avuto buone critiche nei festival di video sulla danza. Ho girato molto con questo spettacolo, ma ora ne sto preparando un altro e non so tra quanto sarà pronto».



Quando potremo vederla a Varese?

«A marzo dovrei tornare a casa per partecipare a uno stage dell’associazione Griot. Più avanti non so. Ora sono totalmente immersa nel nuovo studio e quindi giro anche poco. Ho giusto un’esibizione in Spagna tra qualche mese, ma finché non finirò il nuovo spettacolo difficilmente riprenderò i tuor».

Come vede il suo futuro e qual è il suo sogno?
«Sicuramente ho intenzione di muovermi tanto, che sia danza a terra o in aria, di questo saranno pieni i miei giorni. L’importante è il movimento. Il mio sogno è quello di avere un mio spazio fisico che rispecchi la mia personalità e che contenga tante espressioni di movimento. Il rapporto con il nostro corpo è fondamentale, che venga dalla danza, dal ballo, dalla musica o dalla scultura e nel mio spazio spero si possano fondere tutte queste arti».

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Anita, come è nata questa passione?
«Nel 2004 dopo la maturità ho trovato tramite internet Nicole Kehrberger, all’epoca una delle poche al mondo che eseguiva queste coreografie. Intanto i miei studi mi hanno portato a Firenze e questo mi ha permesso di seguire gli stage di Nicole, che svolgeva soprattutto in Toscana. Nello stesso periodo ho conosciuto Elena Manni, che mi ha seguito costantemente in questo percorso. Lo studio della danza mi ha aiutato molto nel mio processo di crescita e a mettere in contrapposizione uno spettacolo che possa comunicare qualcosa ad uno “circense” che è molto spettacolare ma ha poco contenuto».

E quindi per lei la danza cosa deve rappresentare?
«Comunicazione. Tramite il mio corpo e gli spettacoli che preparo meticolosamente voglio trasmettere qualcosa di più del semplice effetto scenico. Con la danza cerco di far trasparire la mia personalità a chi mi sta osservando e voglio che anche lo spettatore venga coinvolto emotivamente».



Come ci si prepara a una disciplina così complicata?

«Ogni mattina ho un lavoro fisico da svolgere di circa due ore per mantenere il giusto equilibrio tra forza ed elasticità muscolare. Mi alleno sia con esercizi di pilates e yoga, sia con esercizi rapportati più sulla forza. Non ho un preparatore atletico, è un percorso personale variabile che ho costruito sulle mie esperienze e tramite gli stage che seguo. Poi c’è tutta la parte di preparazione dello spettacolo, che prevede parti a terra e in aria. L’allenamento deve essere ottimo, dato che una mia esibizione dura circa quaranta minuti. Tengo personalmente degli stage rivolti a persone che si vogliono avvicinare a questa disciplina. Devo ammettere che questo mi aiuta molto per la crescita personale. Dalle persone più svariate si impara sempre qualcosa di nuovo: che siano infermieri o segretarie qualcuno riesce sempre a stupirmi facendo trasparire sensazioni nascoste che tramite la danza vengono fuori».

Dove si esibisce di solito?
«All’inizio andavo molto a festival o manifestazioni aperte, ma non mi piaceva. Come detto, tramite la danza voglio trasmettere le mie emozioni e il più delle volte ti chiamano solo per fare due piroette e una spaccata in aria. A me non soddisfa questo modo e può diventare pericoloso, perché viene a mancare la concentrazione di base necessaria. Per questo ho deciso di “stringere il cerchio” e partecipare solo a manifestazioni e spettacoli che possano avere un pubblico attento e desideroso di confrontarsi con l’arte. Anche per questo non ho mai preso in considerazione la via televisiva, più facile ma anche meno appassionata».

Il suo spettacolo si chiama “Solo corpi soli”. Ce lo può raccontare?
«Ho lavorato a questa esibizione dal 2012 al 2013 e dura circa quaranta minuti tra danza a terra e in aria. Ho stretto contatti con due musicisti, uno spagnolo e un italiano, con cui abbiamo creato la base sonora, oltre che con una video maker. Con i filmati regitrati ha poi creato una pellicola che ha avuto buone critiche nei festival di video sulla danza. Ho girato molto con questo spettacolo, ma ora ne sto preparando un altro e non so tra quanto sarà pronto».



Quando potremo vederla a Varese?

«A marzo dovrei tornare a casa per partecipare a uno stage dell’associazione Griot. Più avanti non so. Ora sono totalmente immersa nel nuovo studio e quindi giro anche poco. Ho giusto un’esibizione in Spagna tra qualche mese, ma finché non finirò il nuovo spettacolo difficilmente riprenderò i tuor».

Come vede il suo futuro e qual è il suo sogno?
«Sicuramente ho intenzione di muovermi tanto, che sia danza a terra o in aria, di questo saranno pieni i miei giorni. L’importante è il movimento. Il mio sogno è quello di avere un mio spazio fisico che rispecchi la mia personalità e che contenga tante espressioni di movimento. Il rapporto con il nostro corpo è fondamentale, che venga dalla danza, dal ballo, dalla musica o dalla scultura e nel mio spazio spero si possano fondere tutte queste arti».

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