Nel corso della cerimonia è stato lo stesso Formigoni a ricordare l’iter burocratico del finanziamento, deciso da una legge dello Stato nel ’93 ( “Era un governo democristiano e io ero sottosegretario”) ed ottenuto dopo due anni di pressing su Roma.
Marco Reguzzoni ha sottolineato l’impegno di Carlo Lucchina ( visibilmente commosso), attuale direttore generale della sanità lombarda, quando ricopriva l’incarico di direttore dell’ospedale varesino e avviò di fatto il cantiere, il cui progetto, però, portava la firma dell’allora dg Tellini.

Per il Sindaco Fontana il monoblocco rappresenta l’inizio di una nuova avventura della sanità varesina, realizzato grazie alla laboriosità dei lombardi che hanno dimostrato ciò che sanno fare: «Ringrazio soprattutto Formigoni che ha coinvolto la città nelle decisioni sul futuro dei padiglioni che rimarranno vuoti, un tema che ha scatenato un vivace dibattito».

Ringraziamenti sono arrivati anche dal Direttore generale dell’azienda ospedaliera Carlo Pampari che ha voluto citare il personale medico, infermieristico, tecnico, ausiliario quotidianamente impegnato nell’ospedale, le maestranze e le ditte che hanno portato avanti il cantiere. Nell’elenco dei “bravi”, però, il dottor Pampari ha dimenticato una componente  fondamentale nella gestione dell’attività di reparto: il volontariato. Nessuna, tra le associazioni che quotidianamente operano nei reparti e, occasionalmente, contribuiscono finanziariamente all’attività, ha avuto l’onore di un grazie.
Sul piano delle delusioni, infine, si segnala lo strappo della componente universitaria: nessuno dei clinici era presente alla festa. Il rammarico per il mancato invito è stato più forte dell’ufficialità della giornata.

L’assenza, però, non è chiaramente passata inosservata: « Mi spiace per quello che è avvenuto – ha commentato l’assessore Bresciani – tra un paio di settimane, comunque, avvieremo una serie di incontri con tutte le componenti universitarie lombarde per un confronto costruttivo».

Meno pesante, invece, è risultata l’assenza del Ministro Turco: «Non se sapevo nulla – ha commentato il presidente Formigoni – ma voglio comunque ricordare che fu la Regione Lombardia ad insistere perchè quei fondi arrivassero a Varese e non fu un’operazione facile. Nessuno, poi, ci ha regalato nulla: se ci fosse stato il federalismo fiscale, quei soldi sarebbero stati nostri»

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Un ospedale tecnologicamente umano” questo è l’appellativo ufficiale che è stato dato al monoblocco inaugurato questa mattina.
Alle 11.30, in punto, il Presidente della Regione Roberto Formigoni è sceso dalla sua automobile accolto dai responsabili dell’azienda ospedaliera.
Dopo le parole e la benedizione di Monsignor Luigi Stucchi, il taglio del nastro è avvenuto per mano dello stesso Governatore, affiancato dall’Assessore regionale alla sanità Luciano Bresciani, dal Sindaco Attilio Fontana, dal Presidente della Provincia Marco Reguzzoni e da politici, onorevoli, assessori regionali, consiglieri dei vari enti locali, stretti in questo momento cruciale che la città attendeva da oltre trent’anni.

Nel corso della cerimonia è stato lo stesso Formigoni a ricordare l’iter burocratico del finanziamento, deciso da una legge dello Stato nel ’93 ( “Era un governo democristiano e io ero sottosegretario”) ed ottenuto dopo due anni di pressing su Roma.
Marco Reguzzoni ha sottolineato l’impegno di Carlo Lucchina ( visibilmente commosso), attuale direttore generale della sanità lombarda, quando ricopriva l’incarico di direttore dell’ospedale varesino e avviò di fatto il cantiere, il cui progetto, però, portava la firma dell’allora dg Tellini.

Per il Sindaco Fontana il monoblocco rappresenta l’inizio di una nuova avventura della sanità varesina, realizzato grazie alla laboriosità dei lombardi che hanno dimostrato ciò che sanno fare: «Ringrazio soprattutto Formigoni che ha coinvolto la città nelle decisioni sul futuro dei padiglioni che rimarranno vuoti, un tema che ha scatenato un vivace dibattito».

Ringraziamenti sono arrivati anche dal Direttore generale dell’azienda ospedaliera Carlo Pampari che ha voluto citare il personale medico, infermieristico, tecnico, ausiliario quotidianamente impegnato nell’ospedale, le maestranze e le ditte che hanno portato avanti il cantiere. Nell’elenco dei “bravi”, però, il dottor Pampari ha dimenticato una componente  fondamentale nella gestione dell’attività di reparto: il volontariato. Nessuna, tra le associazioni che quotidianamente operano nei reparti e, occasionalmente, contribuiscono finanziariamente all’attività, ha avuto l’onore di un grazie.
Sul piano delle delusioni, infine, si segnala lo strappo della componente universitaria: nessuno dei clinici era presente alla festa. Il rammarico per il mancato invito è stato più forte dell’ufficialità della giornata.

L’assenza, però, non è chiaramente passata inosservata: « Mi spiace per quello che è avvenuto – ha commentato l’assessore Bresciani – tra un paio di settimane, comunque, avvieremo una serie di incontri con tutte le componenti universitarie lombarde per un confronto costruttivo».

Meno pesante, invece, è risultata l’assenza del Ministro Turco: «Non se sapevo nulla – ha commentato il presidente Formigoni – ma voglio comunque ricordare che fu la Regione Lombardia ad insistere perchè quei fondi arrivassero a Varese e non fu un’operazione facile. Nessuno, poi, ci ha regalato nulla: se ci fosse stato il federalismo fiscale, quei soldi sarebbero stati nostri»

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