Uno
dei motivi che mi ha portato a Seattle è quello di
capire perché si è avuto un enorme sviluppo del
settore dell’alta tecnologia in una città considerata
tutto sommato marginale rispetto a luoghi
tecnologicamente all’avanguardia, quali ad esempio la
Silicon Valley in California o le università di Boston
nel Massachussets.
A
Seattle infatti hanno sede la Microsoft e la Amazon,
colossi del software. E qui hanno i propri laboratori
numerosissime società di ricerca in campo dello
sviluppo della internet-economy.
La
prima risposta alla mia domanda “perché qui?” è
stata disarmante: “perché qui abbiamo avuto la
fortuna di dare i natali a Bill Gates e Paul Allen”, i
fondatori della microsoft, dice con candore Lewis
McMurran, direttore della World Software Alliance,
l’associazione che raduna centinaia di società high
tech.
Quindi
nessuna politica mirata? Nessun incentivo, niente di
niente? La prima risposta è no, “niente in
particolare”, ma se scavi scopri che le aziende qui
hanno bassissime tasse sui capital gain, misura che
agevola la localizzazione di nuove iniziative
imprenditoriali nel settore high tech.
Tasse
basse per le imprese e tasse basse anche per il reddito
da lavoro dipendente (sono più alte le tasse sulla
proprietà e sui consumi), misure che favoriscono la
permanenza di ricercatori e scienziati da tutto il
mondo.
Poi
scopri anche che lo stato di Washington spende oltre 2
miliardi di dollari l’anno in attività di ricerca
scientifica nei settori “emergenti” e che qui
l’Università di Washington è stata la prima a
testare l’uso di internet per scopi non militari.
Infine
ti rendi anche conto che Seattle è una città
piacevole, dove è bello vivere, e il gioco è fatto: le
multinazionali qui decidono di localizzare i propri
centri di ricerca, portando qui laboratori e
“palestre” per i cervelli di tutto il mondo.
Anche
se a qualche lettore può dispiacere (ma non ne capisco
il motivo), anche in questo caso mi viene da paragonare
la nostra situazione alla loro.
Da
certi punti di vista come la qualità della vita, il
clima o il paesaggio la nostra provincia è
probabilmente meglio, perché la bellezza dei luoghi è
paragonabile, ma il clima – e soprattutto il sole, che
qui scarseggia sempre – è decisamente migliore.
Ma
contando che il bilancio delle attività di ricerca
svolta nella nostra provincia non supera i 50 milioni di
euro l’anno (sommando pure i budget di Liuc,
Uninsubria, Polo Scientifico e CCR di Ispra) e che la
tassazione complessiva del reddito privato non è certo
al 15-20%, capiamo che abbiamo qualche difficoltà a
fare concorrenza a una simile realtà.
Ma
abbiamo anche la certezza che non è la fortuna di dare
i natali a Bill Gates piuttosto che ai Fichi d’India
che fa la differenza tra lo sviluppo delle nostre
imprese high tech e le loro. La differenza è nelle
condizioni che un sistema, politico e scientifico in
questo caso, riesce ad offrire al mondo delle imprese.
La
materia grigia dalle nostre parti non è mai mancata e
non manca. Quello che oggi manca è un sistema che aiuti
i nostri ottimi ricercatori e gli abili imprenditori a
concorrere con i colleghi di Seattle. Perché – se non
ce ne si fosse accorti – anche se qui ci sono ben nove
ore di fuso orario, i programmi con i quali state
leggendo questo articolo o vi siete collegati a internet
sono stati pensati e prodotti qui. Segno che non
esistono distanze in un mondo così “globalizzato” e
che per sopravvivere bisogna saper “con-correre”,
cioè correre alla medesima velocità.
La mia impressione è che
a noi tocchi di correre con un pesante macigno sulle
spalle.