Edipo
 
Mercoledì 22, giovedì 23 e venerdì 24 aprile 2009

ore 21.00
TEATRO STABILE DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA, TEATRO DEGLI INCAMMINATI E TEATRO DI MESSINA PRESENTANO
“Edipo”
di Sofocle - con Franco Branciaroli
regia Antonio Calenda

È con grande impegno che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – assieme ai coproduttori del Teatro de gli Incamminati e del Teatro di Messina – si appresta ad affrontare, per la regia di Antonio Calenda, l'Edipo di Sofocle, uno dei testi fondamentali di tutta la cultura occidentale, i cui significati non cessano di riflettersi, con echi sempre nuovi, nel nostro presente.

Il mito di Edipo, dopo la celebre versione sofoclea, è stato in ogni tempo oggetto di rivisitazioni, suscitando un interesse che non ha conosciuto soste. Ma è la contemporaneità che – con Freud – ha donato più di ogni altro momento storico al mito edipico una centralità assoluta, nell'ambito scientifico come in quello delle arti e in particolare della letterature, del teatro di prosa e musicale. La vicenda di Edipo è infatti diventata il simbolo del legame dell'uomo verso i propri genitori, un legame fatto di amore e odio, archetipo di ogni dinamica drammaturgica e punto di partenza delle riflessioni di grandi autori come von Hofmannsthal, Eliot, Pasolini e altri. Scritta probabilmente nel 430 a.C., la tragedia si incentra sul mito di Edipo che, dopo aver risolto gli enigmi della Sfinge, ha ottenuto di regnare sulla città di Tebe e di sposare la regina Giocasta, vedova del re Laio. Con lei concepisce quattro figli: Eteocle, Polinice, Antigone ed Ismene. Potrebbe vivere felice, come sovrano giusto e padre amato. Il testo, però, si apre su uno scenario cupo: la città di Tebe è devastata da una violentissima pestilenza. Edipo si rivolge all'Oracolo di Delfi, nella speranza di poter ottenere qualche consiglio per salvare la città dall'epidemia. L'oracolo suggerisce di scoprire chi abbia ucciso il Re Laio, perchè solo dopo aver fatto giustizia la pace ritornerà a Tebe. Edipo, dunque, si impegna subito ad indagare, ascoltando l'indovino cieco, Tiresia.

Si viene a conoscenza infatti che, per una serie di circostanze complesse e imprevedibili, Edipo è figlio di Laio (e dunque sarebbe il suo giusto successore al trono) ma, in seguito ad una lite sulla strada per Tebe, è stato egli stesso a uccidere il Re. Ha quindi sposato sua madre, con cui ha generato quattro frutti di un amore incestuoso. Edipo e Giocasta sono sopraffatti da tali terribili rivelazioni: lei si suicida ed Edipo si acceca. Sconterà poi i propri misfatti in un eterno esilio, che egli stesso aveva deciso per l'assassino di Laio. Edipo Re abbandona dunque Tebe, affidando il regno ed i figli al cognato Creonte.

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