I pesci soffrono? Ne discutono esperti di tutto il mondo

Un workshop riunisce a Varese i maggiori esperti a livello mondiale di "Fish welfare" per discutere sul benessere animale in Acquacoltura

Il benessere dei pesci in allevamento garanzia della qualità del prodotto destinato all’alimentazione umana

I pesci sono in grado di provare dolore e sofferenza? Dibatteranno su questo interrogativo gli esperti provenienti da tutta Europa che i prossimi 14-16 maggio si riuniranno a Varese, nell’Aula Magna di via Dunant, per il Workshop "Welfare of fish in European Aquaculture" organizzato dal Dipartimento di Biotecnologia e Scienze Molecolari dell’Università dell’Insubria.

Il Workshop dell’Azione COST 867 (la rete europea di studiosi di fish welfare) si propone di far incontrare i maggiori esperti mondiali di benessere degli animali acquatici, per trasferire le conoscenze e le opinioni tra i gruppi di ricerca e sviluppare proposte di regolamenti e leggi per l’adozione di corrette misure negli allevamenti ittici, al fine di garantire il benessere degli animali allevati e di conseguenza anche la qualità del prodotto destinato all’alimentazione umana.

L’azione COST 867 è ristretta a un centinaio di ricercatori nelle regioni del Consiglio d’Europa. Referente per l’Italia è il Dipartimento di Biotecnologia e Scienze Molecolari dell’Università dell’Insubria.

 «Per fish welfare – spiega il prof. Marco Saroglia, ordinario di Acquacoltura e di Ittiologia, alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali di Varese – si intende il benessere generale dei pesci ed in particolare dei pesci in allevamento intensivo. Il benessere dei pesci deve essere monitorato e per questo il gruppo di lavoro che si incontra discute sui metodi di monitoraggio comportamentale o fisiologico e molecolare. Al momento esistono due linee di pensiero: la linea inglese di Linn Sneddon di Liverpool, basandosi su osservazioni sul comportamento del pesce sotto la pressione di agenti esterni, afferma che i pesci sono in grado di sentire dolore e sofferenza, mentre la linea americana sostenuta dal prof. J.D. Roose dell’Università del Wyoming, afferma che i pesci, mancando di adeguate strutture cerebrali ed in particolare della corteccia cerebrale, non sono in grado di elaborare sofferenza in senso "psichico" ma al massimo di recepire stimoli dolorosi, reagendo a questi. Nel corso del workshop verranno confrontate queste ed altre ipotesi, documentandole con adeguati dati sperimentali, quindi prepareremo bozze di proposte da trasferire al Consiglio d’Europa nell’ambito della protezione degli animali in allevamento».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 11 Maggio 2007
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