Studi di settore, la spina nel fianco degli imprenditori

L'argomento ha unito ben sei associazioni imprenditoriali: Associazione Artigiani, Cna, Confcommercio, Confesercenti, Api e Coldiretti. che hanno organizzato insieme un convegno

E’ cominciata da uno degli argomenti più spinosi per tutti, quello degli studi di settore, l’attività di “Una nuova forza per l’Impresa” il tavolo unitario delle sei associazioni imprenditoriali Associazione Artigiani, Cna, Confcommercio, Confesercenti, Api e Coldiretti.

E alla domanda che ha dato il titolo al convegno da loro organizzato “studi di settore 1998_2007: qualcosa è cambiato?” stando a quello che si è sentito nella sala Borghi di Malpensafiere, la risposta dovrebbe essere più o meno “se sì, è cambiato in peggio”.

Gli studi di settore, studi sui diversi settori economici che vengono utilizzati come base per l’accertamento dei redditi e dei corrispettivi per imprenditori e liberi professionisti, sono nati nel 1998 per “costringere” le aziende a non fare dichiarazioni di guadagni troppo assurdamente basse rispetto al mercato: sono nati, insomma, partendo dal presupposto che le aziende quando possono tendono ad evadere. Un presupposto che gli imprendiori ovviamente non digeriscono. Ma l’impressione, per chi guarda da fuori gli studi di settore, è una sola: “l’è un gran rebelot”. Una confusione nata per costringere le aziende a “non fare le furbe”, ma che getta sempre di più nello sconforto quelle aziende che furbe non sono ma che semplicemente subiscono, per motivi vari, crisi momentanee o anni di cali di guadagno o maggiori spese.

E così, le analisi su questi primi anni di studi da parte dei rappresentanti delle imprese si sono rivelate infatti quasi tutte deluse o preoccupate. Delusa in particolare quella di Andrea Trevisani, responsabile del settore tributario di Confartigianato Imprese: il suo intervento era incentrato tra l’altro sugli osservatori provinciali, nati per dare indicazioni e correzioni locali sugli studi di settore, che sono stati nella maggior parte dei casi disattesi tanto che si sta pensando di chiuderli o trasportarli a un livello regionale.

L’analisi di Maurizio Meroni, responsabile fiscale della Cna Varese – Ticino Olona, era invece preoccupata: perché ha presentato uno studio sulla congruità delle aziende agli studi di settore e ha scoperto, facendo una simulazione, che con le nuove regole della finanziaria 2007 in media il 20% delle imprese si rivela non congrua ai parametri degli studi, mentre lo era fino all’anno passato.

In compenso, l’agenzia delle entrate ha già il suo bel daffare con la percentuale – bassa a dir la verità – di contenziosi: cioè di quelli che non corrispondono ai parametri di settore e non si vogliono comunque adeguare, pagando le tasse in base a una cifra “normale” fissata da quegli studi e non in base quel che dichiara, che è meno. Non è facile definire, a quanto sembra, il confine tra evasione e crisi di un imprenditore per l’agenzia delle entrate: a parlare in questi termini, sebbene più sfumati, è Antonio Tangorra, funzionario della Direzione Regionale Lombardia – Agenzia delle Entrate. E aggiunge: “Se il problema si chiudesse con una circolare, sarebbe già risolto. Ma qui si tratta di condurre un centinaio di migliaia di casi singoli a una valutazione equa e corretta”.

Per questo quindi è stato facile per le sei associazioni organizzare insieme questo incontro, perchè è un problema che le unisce tutte: anche se tra i dati più eclatanti forniti nel convegno (in questo caso forniti dall’analisi CNA su 5000 aziende “colpite” dagli studi di settore) è che a soffrire di più sono, oltre al comparto della produzione tessile e abbigliamento, la galassia del commercio al dettaglio di alimentari, di quello dell’abbigliamento e dei pubblici esercizi. Come dire che a combattere più violentemente con questi studi sono i commercianti e con la loro poca congruità col territorio, come hanno spiegato le analisi di Antonio Vento, responsabile del settore tributario Confcommercio. Un problema però che vale per tutti, e che toccherà al Governo monitorare al più presto.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 11 Maggio 2007
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