“L’autosilo è una questione politica, non tecnica”

È ormai un appuntamento quotidiano la discussione sul progetto che dovrà ridisegnare il volto di buona parte del centro città

Riceviamo e pubblichiamo

Noi di “Città apertA” abbiamo posto una questione politica, che rimane tale e quale al di là delle precisazioni di uno dei progettisti, l’arch. Locati. Le nostre domande erano e sono rivolte ai politici, che continuano a non affrontare il confronto con i cittadini che non condividono le loro scelte; noi di “Città apertA” non abbiamo contestazioni da muovere ai progettisti, che fanno il loro mestiere, anzi li ringraziamo per il loro intento collaborativo (i dati forniti però non sono presenti nel catalogo di presentazione, per altro completamente privo di testo) ma non possiamo accettare le loro risposte a quesiti squisitamente politici.

Spieghiamoci. Le auto che vanno a finire là sotto sono sempre 305 in totale, e il tunnel che consente l’accesso sia all’autosilo sia alle autorimesse private da dove è ricavato se non dal sottosuolo (Via Borroni e piazza Vittorio Emanuele II) di pubblica proprietà? Forse che il Comune intende regalare ciò che è pubblico ai privati?

I modi per riqualificare la piazza V. E. II (o per ridegradarla) sono molti: secondo noi una effettiva riqualificazione non passa attraverso l’eliminazione dei fumi per i camini, ma letteralmente attraverso l’espulsione delle auto dalla piazza.

Avevamo già sentito la storia della Sovrintendenza di Milano che non si oppone al trasferimento del monumento (non già che lo ritenga – dopo 50 anni! – addirittura opportuna). Ma qui non è faccenda di permessi, qui è questione di senso civico, di sensibilità dei politici e dei cittadini.

Non esisterebbe un corretto rapporto di prospettiva del monumento con Palazzo Cicogna! Diventerebbe corretto da piazza Trento Trieste? O lì sarebbe sufficiente un corretto rapporto con l’edicola dei giornali?

Senza contare che quella Sovrintendenza è la stessa che non aveva avuto nulla da eccepire circa l’entrata e l’uscita previsti in prima istanza in via Marliani (ora in via Zappellini), a qualche metro appena da Palazzo Cicogna!

Infine, come si fa a traslocare un monumento da una piazza all’altra, senza affrontare il problema delle correzioni da apportare alla viabilità ed all’arredo urbano? Nessuno ne parla. Ma i politici debbono prendere le loro decisioni non di conserva con gli immobiliaristi, ma con i cittadini, e non solo quelli che gli hanno dato il voto, perché la città è di tutti.

Chissà se i nostri politici hanno visto Report, la trasmissione della Gabanelli su RAI 3, domenica 18 novembre, chissà cosa hanno pensato apprendendo che le città meglio amministrate, quando rivoltano un quartiere, riservano una percentuale anche fino al 40% all’edilizia convenzionata, in modo che ci possano andare ad abitare non solo i Paperon de’ Paperoni.

Vogliamo chiudere ripetendoci: si spera che la correttezza prevalga e non si mettano in moto le ruspe prima che abbia avuto luogo il referendum. E si spera che i politici accettino di confrontarsi pubblicamente con i cittadini che non sono d’accordo con loro: non si tratta che di una piccola richiesta di democrazia.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Novembre 2007
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