Lo sport fa male? Ma non si vive di sola cultura!

Botta e risposta fra due nostri lettori: Roberto Gervasini sostiene che fare troppo moto nuoccia alla salute e c'è chi risponde citando Leopardi e Piero Chiara

Lo sport fa bene o fa male? Nuoce alla salute o rinforza corpo e spirito? Pubblichiamo botta e risposta tra due nostri lettori e, se vi va, potete dire la vostra.

Egregio direttore, faccio parte della nutrita schiera di coloro che hanno fatto attività agonistica sportiva negli anni sessanta e settanta. Sono stato azzurro più volte in atletica, campione italiano assoluto, campione europeo juniores. Ho corso, a piedi, per più di 40.000 km in meno di quattordici anni, molti in debito lattacido.Troppi. Anche per le cellule cerebrali.
Chi si aspetta ora pistolotti sullo sport di oggi sbaglia.
Li faccio da 30 anni.
Quando scrissi negli anni 70 il primo pezzo su LO SPORT FA MALE si riunì il comitato di redazione della rivista e siccome erano di sinistra alternativa, lo pubblicarono dopo votazione. Pazzie?
Lo Sport ha sempre fatto male, soprattutto a chi lo pratica.
Perchè esiste il medico sportivo? Non esiste il medico del musicista, del poeta, del giocatore di briscola chiamata….
Gli ultasessantenni che hanno praticato non della buona salute, ma dello sport agoinistico con allenamenti quotidiani devono oggi trovare il coraggio di portare la loro esperienza e dichiarare ora quali limitazioni fisiche sopportano grazie agli eccessi di gioventù, nelle più svariate discipline. Uno scempio? Uno scempio .
Ma quanto costa lo sport, l’attività fisica agonistica? Quanto costa sul piano culturale alla stragrande parte della gente, anche quella costretta a subire martellanti media?
Quanto costa alla sanità pubblica. L’impiegato che scia e si rompe una gamba rimane in malattia per tre mesi. Paga ASL. Aumenta il PIL, naturalmente.
Se il Tabacco vien tassato si dovrebbe tassare chi pratica sport, obbligare gli sportivi ad una assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e malattie sportive.
Ma il viceministro Visco, al quale lo sport non deve aver fatto male, ma qualcos’altro forse, pensa bene di stanare gli incassi di" nero "delle palestre rendendo parzialmente detraibile la fattura della palestra.
Minc…..istro.! Perchè non mette in detrazione anche le ricevute del maestro di musica e dell’insegnante di latino? Boh.
Chi fa lo sport sta lontano dalla droga, si diceva un tempo. Oggi è una barzelletta, a volte tragica.
I padri non capiscono, ma le mamme si diano da fare. Aprano le pagine gialle e cerchino: Conservatorio, Biblioteca, Teatro, Pizzeria. Tanta bella ginnasticona, del cervello però. Avremmo meno stupidità, meno violenza, più saggezza, più cultura più tolleranza. Un paese più civile.
Saluti.

Roberto Gervasini
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Egregio direttore,

ho letto con gusto lo scritto dell’amico Roberto Gervasini. Sono stato più fortunato di lui, ho sempre fatto sport ma non al suo livello, non 40.000 km di corsa in 14 anni. Per questo ho 51 anni e non sono ‘rotto’. Condivido e preciso. Ai miei alunni a scuola (sono prof di ginnastica) faccio un discorso chiaro: lo sport non agonistico, per la salute, rilassante, ben fatto, equilibrato fa bene, benissimo, e non ha nessuna controindicazione. Anzi, è raccomandato, va promosso eccetera eccetera. Camminare anziché usare l’ascensore, andare a piedi e non sempre in auto, usare la bici, farsi una partitella all’oratorio, andare in piscina una volta la settimana sono abitudini che dovrebbero essere conservate per tutta la vita. Altra cosa è lo sport agonistico.  E’ tutto un altro pianeta. E qui bisogna essere onesti: lo dico da genitore e da insegnante. Non bisogna tradire la fiducia dei ragazzi e dei giovani. Come? Dicendo: “Non fare sport agonistico, è tutto negativo, ti rovinerai la salute, a 40 anni sarai a pezzi, rischi di doparti…?” Non sono ancora a questo livello di radicalità. Ma forse ci sto arrivando, osservando con pena ciò che capita nel mondo dello sport agonistico-professionistico. Oggi voglio ancora credere che sia possibile dire ai giovani: “Hai le doti? Hai il talento necessario? Speri di diventare un campione? Vuoi sognare? (Senza i sogni, la vita cos’è?)…Non ti è negato, ma sappi a cosa potrai andare incontro.” E allora bisogna elencare ciò che non va, anche il fatto che stressare e usurare il fisico già in tenera età può non regalarti una vecchiaia felice. Del resto è ben difficile toccare il massimo della prestazione e della spettacolarità senza chiedere tutto a se stessi. E’ il prezzo che paga chi vuole salire più in alto possibile, in ogni campo: dallo scienziato che rovina la vista e la schiena piegato sul microscopio tutta la vita allo scalatore che sale agli ottomila. Concludo con l’ironico Piero Chiara, che in questo caso non è in sintonia con me ma riporto alla memoria, anche per salutare l’amico Roberto. Chiara diceva: “L’unico sport che pratico è il camminare a piedi, dietro la bara dei miei amici che facevano sport. E avete mai visto gli alti prelati di Santa Romana Chiesa fare sport? Eppure campano tutti oltre i novant’anni.” Chiara se n’è andato molto prima, io spero di toccare quell’età…anche grazie allo sport.

 Carlo Zanzi     

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Egregio direttore,
scrivo per confrontarmi con il campione di atletica, infatti non condivido la sua posizione avversa allo sport, in particolare nel passo in cui sostiene che gli sportivi dovrebbero assicurarsi contro infortuni e malattie causate dallo sport. (Spero che le malattie causate dallo sport non siano dovute a pilloline magiche!)
Perchè rinunciare allo sport per il lavoro? Perchè assicurarsi? Tra l’altro, perchè dovremmo assicurarci se già paghiamo i contributi? O l’assicurazione, o i contributi!
Non capisco perchè dovremmo porre il lavoro, e quindi il denaro, al centro di tutto.
Allora mettiamo la tassa sull’amore, perchè se sei innamorato hai la testa per aria e non rendi al lavoro.
Che dire degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali? Allora smettiamo di lavorare!
Leggiamo Platone e suoniamo la tromba, ma non facciamo sport. Così dovrebbe essere?
Poi resteremmo senza fiato e dovremmo imbottirci di medicinali per la gola. Saremmo con la schiena curva e dovremmo fare un po’ di… sport.
Saremmo tutti obesi e abbassandoci a raccogliere l’ultimo libro di Stefano Benni accuseremmo un bel mal di schiena: nessuno ci ha insegnato come prevenire il colpo della strega.
"Il vigore e il benessere del corpo conferisce alla serenità dell’animo, e la serenità dell’animo al vigore e al benessere del corpo". Così diceva un tale di nome Giacomo Leopardi, che se solo avesse fatto ciò che andava dicendo, di certo non si sarebbe ritrovato ricurvo.
Ci vuole equilibrio tra corpo e mente, trovare la mescolanza migliore: gli estremi non giovano nessuno.

Giuseppe Delfino


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Pubblicato il 18 Novembre 2007
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